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Pasqua, vietate le benedizioni a scuola: lo schiaffo alla cristianità

di Luca Puccini venerdì 27 marzo 2026

3' di lettura

«Ci sono anche i cristiani che vanno a scuola, non è che sono tutti laici o musulmani». È una di quelle cittadine orgogliosamente radicata sul suo territorio, Chiusi. Poco più di ottomila abitanti, estremo sud-est della provincia di Siena, toscanità ma anche tante influenze umbre e laziali, fiera, attaccata alle sue radici etrusche, aperta sì agli altri, accogliente e legata a tradizioni secolari, a una cultura che le è propria: perché alla fine nasce tutto da lì, puoi essere disponibile quanto vuoi, tollerante quanto serve, ma se vieni meno ai tuoi valori, se negozi sui princìpi, allora crolla ogni cosa. È successo un mezzo terremoto, a Chiusi. L’Uaar, l’Unione degli atei e degli agnostici razionalisti, dopo aver ricevuto una segnalazione da parte di una famiglia italiana che vive nel borgo, nei giorni scorsi, ha mandato una diffida all’istituto comprensivo Graziano perché le benedizioni di Pasqua che si dovevano tenere non rientrano nel curriculum didattico dell’anno scolastico. Vero certo, formalmente, libera-Chiesa-in-libero-Stato e ciò che ne consegue (ché la laicità delle istituzioni mica è uno scherzo, anzi): ma anche una batosta per centinaia di famiglie che da tempo, da almeno vent’anni, non avevano battuto ciglio.

Al Graziano, fino al 2025, funzionava sia per le materne che per le elementari che per le medie, prima di Pasqua: il parroco si recava nelle aule, incontrava i bambini, dava la sua benedizione e rientrava in canonica. Fine. Anche per queste settimane sarebbe dovuta andare come sempre, l’istituto lo aveva comunicato tramite una circolare che, tra le altre cose, aveva il pregio di cercar di disciplinare una prassi che non era mai stata contestata prima. All’Uaar, invece, lo hanno letto come «un malcostume ancora diffuso nella scuola pubblica italiana» perché di fatto significava «l’interruzione delle lezioni». È andata così, da quest’anno niente (o meglio, da quest’anno un’altra cosa: tra poco ci arriviamo): rituale sospeso e tanti saluti. «Il consiglio d’istituto», spiega la dirigente scolastica Daria Moscillo, «ha condiviso la sospensione delle attività programmate, una decisione assunta con dispiacere e senso di responsabilità per preservare il clima sereno, collaborativo e rispettoso che da sempre caratterizza la comunità e il territorio di Chiusi».

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Amen, anzi malcontento generalizzato perché nella cittadina, al netto di qualcuno che riconosce la battaglia dell’Uaar, la maggior parte dei genitori non ha preso benissimo il cambio di programma. «Sono molto dispiaciuta», dice una giovane mamma. «Dispiace a tutti in realtà perché la questione poteva essere affrontata in maniera diversa e senza entrare a gamba tesa», le fa eco un’altra. «Sempre nel rispetto di tutti, però sono le nostre tradizioni e secondo me dovrebbero continuare», spiega un babbo. «Anche se siamo di un’altra religione io ero d’accordo», chiosa una donna facendo intendere che, evidentemente, di problemi queste benedette benedizioni, prima di oggi, ne avevano creati zero. È per questo (ci siamo arrivati) che i sacerdoti di Chiusi, ora, sollecitati anche dalla diocesi, hanno deciso di rilanciare: se nelle aule della scuola non possono più entrare, hanno pensato di rispolverare l’antica celebrazione delle rogazioni, una sorta di mini processione penitenziale che possa coinvolgere tutti i bimbi (tutti quelli che vorranno partecipare su base volontaria, per carità) e le loro famiglie, che dal duomo attraverso il centro storico e che si concluda con un pranzo al sacco in compagnia. Fuori dall’orario scolastico, chiaramente. «Lo Stato è laico e tale deve rimanere», ricorda da qualche giorno il cardinale Augusto Paolo Lojudice che è (appunto) il vescovo di Montepulciano-Chiusi-Pienza oltreché arcivescovo di Siena, Colle Val d’Elsa e Montalcino, «ma questo non deve significare discriminare nessuno, tanto meno una maggioranza che si riconosce in certi valori. Se una scuola concede un’aula per la fine del ramadan io non mi permetto di dire niente né di criticare. Vorrei che non avvenisse il contrario, cioè che nemmeno un momento di spiritualità nel totale rispetto di tutti possa essere possibile».

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