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Madre e figlia avvelenate, "l'elemento che punta al marito": ricina, svolta decisiva?

venerdì 3 aprile 2026

2' di lettura

Proseguono le indagini sulla morte di Sara Di Vita, 15 anni, e sua mamma Antonella Di Ielsi, 50 anni, decedute a fine dicembre all'ospedale Cardarelli di Campobasso dopo essersi sentite male nella loro casa nei giorni di Natale. Dopo la scoperta sull'avvelenamento tramite ricina, la caccia ora è a chi possa aver messo il veleno all'interno delle pietanze o delle bevande ingerite dalle due donne. Occhi dunque puntati sul marito, Gianni Di Vita, il quale non ha mai avuto gravi sintomi dopo i pasti consumati. 

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"Lui ha mangiato le stesse cose, ha mangiato con loro, quindi se il cibo fosse arrivato da fuori contenente la ricina, doveva per forza toccare anche lui", commenta Safiria Leccese ai microfoni di Mattino 5. "Questo è un elemento, non sto accusando nessuno - premette la giornalista -, però è un elemento che chiaramente pone una luce particolare sul marito, perché lui è l'unico che era lì, ha mangiato con loro, perché la ricina, come abbiamo sentito anche bene nel servizio, oltre a essere di difficilissimo reperimento, è anche una cosa che tu la devi mettere e poi dopo si, come dire, si diffonde, non è che io posso fare una porzione per chi è stato avvelenato e per me no".

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I dubbi dunque non mancano. "Poi - interviene il conduttore Francesco Vecchi - anche se ci pensi, anche lui ha manifestato dolori, ha raccontato, ha detto di essere stato poco bene. Anche quello è un mistero, è vero, non è vero, è una cosa che gli ha fatto male....". Al momento, infatti, sembra che nel sangue del marito non siano state trovate tracce della sostanza. L'esito però non è ufficiale, visto che gli investigatori hanno chiesto nuovi esami e sono in attesa dei risultati. 

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