Si allarga il cerchio delle indagini sul caso del doppio avvelenamento che ha sconvolto Pietracatella. Nella lunga giornata di audizioni in questura a Campobasso, gli investigatori hanno convocato anche una cugina dell’ex sindaco del paese, residente nelle vicinanze dell’abitazione della famiglia Di Vita. La donna è stata ascoltata in serata, dopo le 20, nell’ambito degli approfondimenti sui rapporti familiari e su quanto accaduto nei giorni precedenti la tragedia. Prima di lei, per oltre dieci ore, erano stati sentiti gli unici due sopravvissuti della famiglia: il padre, Gianni Di Vita, e la figlia maggiore Alice. I due hanno risposto senza avvocati, in qualità di persone informate sui fatti, alle domande della procuratrice di Larino e del capo della Squadra mobile. Le loro versioni, pur risultando concordanti, non avrebbero convinto del tutto gli inquirenti.
Si infittisce quindi il giallo sulla morte di Sara Di Vita, 15 anni, e di sua madre Antonella Ielsi, decedute tra il 27 e il 28 dicembre dopo un rapido peggioramento delle loro condizioni di salute. Al centro dell’inchiesta resta l’ipotesi di un duplice omicidio premeditato mediante avvelenamento da ricina. Un elemento chiave è rappresentato dagli esiti preliminari delle analisi effettuate dal centro antiveleni di Pavia, che avrebbero individuato tracce della sostanza nei campioni biologici delle vittime.
Una scoperta che ha portato a una svolta decisiva: il fascicolo, inizialmente aperto per ipotesi di responsabilità medica, è stato riformulato contro ignoti per duplice omicidio premeditato. L’abitazione della famiglia resta sotto sequestro dallo scorso dicembre. Gli investigatori ritengono che il veleno possa essere stato ingerito attraverso cibo o bevande presenti in casa. Diversi alimenti, sono stati sequestrati e verranno analizzati nei prossimi giorni.