La tragedia di Pietracatella si è ormai trasformata in un autentico giallo a tinte fosche. Antonella Di Ielsi e la figlia Sara Di Vita sono morte per probabile avvelenamento da ricina dopo una cena la sera del 23 dicembre. Le due donne si sono sentite male il 25 dicembre, ma all'ospedale Cardarelli di Campobasso furono visitate e rimandate a casa per sospetta gastroenterite. Per questo oggi sono indagati 5 medici per omicidio colposo.
Il punto, però, è un altro: come è avvenuto l'avvelenamento? E chi sarebbe, in questo caso, il mandante? Le ultime indiscrezioni di stampa riferiscono che il potentissimo veleno potrebbe essere stato nascosto nei pacchi-regalo di Natale. L'ipotesi dunque è che l'eventuale assassino avesse intenzione di sterminare la famiglia, che comprendeva anche il marito Gianni Di Vita e l'altra figlia 19enne, che si salvò perché quella sera era in pizzeria con gli amici.
Riflettori puntati anche sull'uomo e i suoi possibili nemici: Di Vita è protagonista politico locale, ex sindaco di Pietracatella dal 2006 al 2014 nonché segretario amministrativo del Partito democratico del Molise. Anche in virtù del suo passato, aveva ricevuto parecchi pacchi regalo, cestini, dolci fatti in casa. E la ricina potrebbe essere stata contenuta da uno di questi.
Anche il padre si è sentito male e fu ricoverato allo Spallanzani di Roma, venendo dimesso dopo 3 giorni. Secondo il Messaggero, dai primi esami del sangue non sarebbe risultata la presenza di ricina in quello dell'uomo, a differenza di moglie e figlia. Ora però anche i suoi campioni saranno inviati al centro Antiveleni di Pavia.