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Mamma e figlie avvelenate, "la ricina ha agito velocemente": il dettaglio che cambia tutto

di Redazione mercoledì 8 aprile 2026

2' di lettura

Nel caso di Antonella Di Ielsi e Sara Di Vita, mamma e figlia morte avvelenate a Pietracatella, provincia di Campobasso, la ricina avrebbe agito velocemente. Lo hanno rivelato fonti citate dal Corriere della Sera, secondo cui i consulenti tecnici avrebbero escluso un rilascio lento della tossina che ha ucciso le due donne, 50 e 15 anni. Un dettaglio, questo, che cambia tutto: mamma e figlia avrebbero assunto il veleno in modo rapido e in dosi massicce. Di conseguenza, l'effetto sarebbe stato veloce e micidiale.

Al centro delle indagini - è stato aperto un fascicolo per omicidio volontario - ci sarebbero due cene e un pranzo consumati tra il 23 e il 24 dicembre. Il malore fatale si è manifestato invece la mattina di Natale. Sotto la lente i piatti preparati dalla signora Di Ielsi e consumati la sera del 23 e per pranzo e cena della Vigilia, una volta a casa propria e un'altra volta in quella della suocera. Ma non solo: gli inquirenti stanno passando al vaglio anche tutti i regali gastronomici ricevuti dalla famiglia e in particolare da Gianni Di Vita, marito di Antonella e padre di Sara: cestini, barattoli di marmellata e confetture. L'ipotesi è che uno di questi prodotti possa essere stato contaminato prima di finire sulla tavola della famiglia Di Vita.

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Di Vita, ex sindaco del paese e noto commercialista, dovrebbe essere ascoltato nelle prossime ore per aiutare gli investigatori a capire chi avesse accesso a quei cibi e chi fosse presente ai pasti incriminati. Successivamente dovrebbe toccare anche alla figlia maggiore, Alice, che non era in casa la sera del 23 dicembre. Era uscita a mangiare una pizza con gli amici.

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