Non si conosce con precisione chi abbia fatto partire l’indagine (l’ordinanza del gip parla di fonte confidenziale), ma le informazioni fornite da M.S.V., giovane dipendente della Croce Rossa di Forlì, sono state decisive per gli investigatori.È lei a prendere nota delle date, a elencare i morti e a verificare chi fosse in turno. Come riporta Repubblica, è sempre M.S.V. a frugare nelle tasche di Luca Spada e a trovare ciò che non avrebbe dovuto esserci: una siringa, tappini per l’accesso venoso e un bisturi. In sede di testimonianza riferisce che "in almeno sei occasioni, tutte riferite al trasporto di pazienti che venivano prelevati da una struttura ospedaliera per essere accompagnati in analoga sistemazione, tali persone sono decedute durante il trasporto".
Precisa inoltre che "in tutti questi turni era di servizio Spada Luca quale unico dipendente sempre presente a questi fatti, unitamente a un altro soccorritore che mi risulta essere sempre diverso". Riguardo alla morte di un’anziana di 97 anni, madre di una persona conosciuta in Cri, sottolinea che "se ne è parlato in Cri perché è la madre di A.A., persona a noi conosciuta". Insospettita dall’ennesima morte mentre Spadino era in turno il 12 settembre, M.S.V. decide di controllargli le tasche della giacca. Vi trova "un bisturi privo del suo involucro e una siringa priva di ago e del suo involucro".
Il ritrovamento la lascia "esterrefatta poiché non è assolutamente usuale che un soccorritore abbia al seguito un bisturi e/o una siringa". Insieme a un’altra collega, F.D., effettua un secondo controllo e "all’esito riscontrava sempre la presenza della siringa". Anche F.D. conferma che quei decessi "erano un po’ troppi per quella che era la nostra media".
La stessa collega descrive la siringa trovata: "Questa siringa era fuori dalla sua confezione in plastica, era sprovvista di ago e cappuccio. Mi sembra fosse una siringa di modello luer lock". In un’altra tasca viene rinvenuto anche un bisturi "in questo caso con il cappuccio", ma fuori dalla confezione.Un altro collega, M.V., riferisce di aver visto nella tasca di Spada "una piccola lampadina e dei tappini che solitamente l’infermiere e non l’autista applica all’accesso venoso del paziente".
La coordinatrice D.L. conferma che agli autisti soccorritori "era preclusa la possibilità di somministrare farmaci ai pazienti" e che "era assolutamente da escludersi che la siringa ed il bisturi fossero detenuti per ragioni di servizio". Così, all’interno della Croce Rossa di Forlimpopoli, qualcuno aveva capito che quelle morti erano troppe. E che "nei casi in cui è avvenuto un decesso era di turno lui".