Al momento le certezze sulla morte di Antonella Di Ielsi e la figlia 15enne Sara sono poche. Le due, è il sospetto dopo la positività alla ricina, sarebbero morte avvelenate. Un'ipotesi a cui la comunità di Pietracatella (Campobasso), e soprattutto la famiglia, fatica a credere. Madre e figlia sono decedute il 27 e 28 dicembre, apparentemente per complicazioni gastro-intestinali. Poi il 31 marzo la svolta con la pista dell’avvelenamento. Parlando ai microfoni di Quarto Grado, il fratello di Antonella difende il marito di questa, Gianni Di Vita, e l’altra figlia sopravvissuta, Alice, di quasi 19 anni. "Mio cognato e mia nipote li conosco, non ho nulla da chiedere a loro. Non farebbero mai del male".
E ancora: "Prima di tutto voglio la verità su mia sorella e mia nipote". Poi, tornando ai giorni precedenti la tragedia, il fratello di Antonella racconta che si erano visti l’ultima volta a pranzo alla vigilia di Natale. Alla domanda se avesse mai sentito la parola ricina, l’uomo risponde: "No, conoscevo l’olio di ricino ma non ho idea della pianta e del resto. Sono cose che uno non si immagina neanche. L’ultima volta che l’ho vista quel giorno, mia sorella stava bene".
L'uomo liquida dunque i presunti dissidi familiari e i dubbi che puntano sul marito e la figlia maggiore: "Sono stro***te. Non so se sono controlli di routine, ma secondo me non c’entra nulla". E sull'avvelenamento, "è strano, troppo strano. Per me non sta né in cielo né in terra una cosa del genere". Infine, non esclude uno scambio di persona: "Magari non era diretto a loro, era diretto a me. Si pensa di tutto".