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Giacomo Bongiorni, 3 telecamere su 4 ko: cresce il mistero

di Roberto Tortora giovedì 16 aprile 2026

2' di lettura

Quattro telecamere sulla piazza. Tre fuori uso. L’unica accesa è piazzata sul muro perimetrale del Comune e riprende da lontano, immagini “in bianco e nero, sgranate, senza audio”. È da qui che parte il giallo di una notte, a Massa, finita in tragedia. Perché quello che si vede è solo metà della verità. L’altra metà, quella decisiva, resta muta. La morte di Giacomo Bongiorni – si legge su La Stampa - si consuma in pochi minuti, tra una lite e una rissa che degenera. Si vedono “i pugni” sferrati da un 17enne con un passato da pugile, si vede “un calcio in faccia quando è già a terra”. Ma non si sente nulla. E proprio lì, nel silenzio, si gioca tutto.

Due versioni opposte. Incompatibili. Da una parte i ragazzi arrestati. Davanti al gip è comparso Eduard Alin Carutasu, accusato di omicidio volontario, che dice: “Stavamo bevendo delle birre sulle panchine di piazza Palma. Quando abbiamo rotto una bottiglia di Beck’s a terra, un uomo è uscito dal negozio di kebab e ci ha detto di raccogliere quei vetri”. E ancora: “Noi abbiamo raccolto la bottiglia rotta. E la cosa sembrava finita lì”. Il rimbrotto è arrivato dal cognato di Bongiorni, Gabriele Tognocchi, lo confermano tutte le versioni. Lui ha il naso rotto e un ginocchio spaccato. L’aggressione è avvenuta all’1:20 di sabato notte. Poi, però, il racconto cambia direzione con la testimonianza di un altro dei ragazzi, Alexandru Miron, assistito dall’avvocato Giorgio Furlan: “Sono stati loro a aggredirci. Noi abbiamo reagito”.

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Sarebbe stato, quindi, Bongiorni a tornare indietro, a colpire per primo. “Ha assestato una testata”, dicono. E da lì, la reazione. “L’altro, quello che ci aveva sgridato all’inizio, teneva una bottiglia in mano, come per spaccarla in testa a qualcuno”. Ammette Carutasu: “Io… l’ho colpito con un calcio, il mio era un calcio di rabbia”. Dall’altra parte, la versione della fidanzata di Bongiorni, Sara Tognocchi: “C’era un gruppetto di giovani: erano in sei, forse sette. Hanno cominciato a lanciare bottiglie contro la vetrata di un negozio. Mio fratello ha detto: ‘Non tirate le bottiglie, le persone possono farsi male’. Gabriele si è rivolto a questi ragazzi in maniera gentile, glielo ha detto educatamente, perché nostra madre ci ha insegnato l’educazione. Hanno circondato mio fratello e poi il mio compagno. Hanno incominciato a colpirli. Non hanno detto nulla. Picchiavano e basta”. In mezzo, una piazza senza audio. Una telecamera che riprende, ma non spiega. E cinque ragazzi indagati per omicidio volontario. Il gip ha convalidato gli arresti. Ma la verità resta sospesa.

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