Nel percorso di crescita delle imprese italiane, la fibra ottica ha assunto un ruolo sempre più strategico. È a tutti gli effetti una leva centrale per il sistema economico. Per il Made in Italy significa produttività, capacità di innovare, velocità nei processi, apertura ai mercati internazionali. In altre parole: competitività. È questo il messaggio emerso a Roma nel corso dell’incontro “Fibra ottica: il futuro del Made in Italy”, promosso da Open Fiber nell’ambito della Giornata Nazionale del Made in Italy. Il punto centrale è che la connettività non è più un tema tecnico, ma una condizione che pesa sulla competitività del sistema produttivo.
La questione è ormai molto concreta: che cosa consente alle imprese italiane di reggere la competizione globale senza perdere radicamento, specializzazione, identità produttiva? Una parte della risposta sta proprio nella connettività. Perché non basta più avere buoni prodotti: servono anche reti in grado di sostenere dati, piattaforme, relazioni commerciali, organizzazioni complesse e presenza continua sui mercati. La fibra, in questo scenario, è un moltiplicatore di efficienza e un acceleratore di internazionalizzazione. È la base che permette alle imprese di lavorare con maggiore rapidità, di scambiare informazioni in tempo reale e di sostenere in modo più solido la propria presenza commerciale.
Giorgio Maria Tosi Beleffi, dirigente dell’Ufficio di Gabinetto del ministro delle Imprese e del Made in Italy per le aree TLC e Nuove Tecnologie, lo ha detto con chiarezza: «La connettività a banda ultra-larga rappresenta oggi un’infrastruttura strategica per la competitività del nostro sistema produttivo» soprattutto «per un Paese che è diventato quarto esportatore al mondo». Non è una formula astratta. Significa riconoscere che la politica industriale passa anche dalla disponibilità di reti all’altezza delle sfide economiche attuali. Tosi Beleffi ha richiamato il percorso avviato dal Governo e le risorse del PNRR, osservando che l’Italia si avvia a completare una rete in fibra tra le più avanzate in Europa e che in questo Open Fiber ha rappresentato una storia di successo. Il Paese, infatti, è dotato di un’infrastruttura FTTH estesa e capillare, in grado di sostenere la modernizzazione delle filiere produttive. Oggi la sfida principale non è più la copertura, ma l’adozione.
L’Italia ha raggiunto una copertura FTTH del 72%, vicina alla media europea del 76,8%, ma l’adozione si ferma al 30%, contro una media europea del 54,9%. Questo ci dice che il tema non è più infrastrutturale, ma culturale ed economico: dobbiamo accelerare l’utilizzo della rete e valorizzarne pienamente il potenziale. In questa direzione, fondamentale la road map tracciata dal Digital Networks Act europeo che ha fissato al 31 dicembre 2035 il termine per lo switch-off definitivo delle reti in rame. Il punto è tanto semplice quanto decisivo. Una rete ultraveloce consente alle imprese di lavorare meglio: gestire dati e processi complessi, rafforzare i canali digitali, coordinare attività distribuite, dialogare in tempo reale con clienti e fornitori, presidiare mercati esteri con maggiore continuità. Su questo snodo si inserisce anche la riflessione dell’amministratore delegato di Open Fiber, Giuseppe Gola. «Il Made in Italy ha bisogno di reti all’altezza della sua forza e della sua capacità di innovare», ha osservato.
Ed è probabilmente questa la sintesi più efficace: la qualità della manifattura, della creatività e delle filiere italiane ha bisogno di una base infrastrutturale coerente. Senza questa base, l’innovazione resta più lenta, la crescita meno solida, l’accesso ai mercati più fragile. Quando Gola definisce la fibra «un fattore abilitante per la crescita delle imprese», ne sottolinea il carattere strutturale: non semplice supporto tecnico, ma leva economica e industriale.
C’è poi un aspetto particolarmente rilevante per l’Italia. La forza del sistema produttivo nazionale si fonda su una trama diffusa di territori, distretti, competenze e specializzazioni. La sfida, quindi, non è scegliere tra vocazione internazionale e radicamento locale, ma tenere insieme entrambe le dimensioni. Anche per questo il richiamo di Gola a «uno sviluppo che sappia coniugare internazionalizzazione e radicamento nei territori» intercetta un nodo cruciale. La fibra consente infatti di superare uno svantaggio storico: la distanza dai grandi centri economici e decisionali. Una rete FTTH permette anche alle imprese collocate in contesti meno centrali di operare con standard, rapidità e continuità pienamente compatibili con la competizione globale.
Una trasformazione che è anche crescita economica: ogni euro investito in fibra nelle aree bianche (le zone dove gli operatori privati non hanno investito e la fibra è arrivata con il Piano Bul attraverso Open Fiber), secondo uno studio di Deloitte, ha generato 4,4 euro di Pil con un impatto complessivo stimato in 21,5 miliardi di euro e la creazione di circa 343 mila posti di lavoro. È un numero che dice molto. La connettività non è soltanto un’infrastruttura utile: è un investimento che produce sviluppo. E in una fase in cui il Made in Italy è chiamato a rafforzare il proprio posizionamento internazionale, la fibra ottica si conferma per quello che ormai è: un asset strategico, discreto ma decisivo, per la crescita del Paese.