Non potrà essere la Procura di Pavia a chiedere la revisione del processo per Alberto Stasi per l'omicidio di Chiara Poggi. A caricarsi l'eventuale istanza dovrà essere la Procura generale di Milano o, in alternativa, la difesa del condannato in via definitiva a 16 anni per il delitto di Garlasco. Al termine della riunione di 45 minuti con il Procuratore di Pavia, Fabio Napoleone, la Procuratrice generale di Milano, Francesca Nanni, ha dunque affermato che studierà le carte che le saranno inviate nelle prossime settimane, valuterà "se chiedere ulteriori atti" e infine deciderà se avanzare istanza di revisione del processo.
"Non sarà uno studio né veloce né facile", ha aggiunto l'alta magistrata. Potrebbero volerci settimane, anche mesi, e sarà da capire quanto i tempi siano compatibili con la chiusa delle indagini su Andrea Sempio indagato in concorso con Stasi o con ignoti (i termini scadono in estate) ma diverse indiscrezioni l'hanno annunciata in arrivo per il mese di maggio. Ciò che la Pg di Milano dovrà valutare è se dentro alle migliaia di pagine di consulenze, perizie, verbali, testimonianze e informative raccolte dal 14 febbraio 2024 dai pm Pavesi ci siano quelle che il codice di procedura penale definisce come "nuove prove" che da "sole" o "unite a quelle già valutate" nei 5 processi a Stasi dimostrino che il "condannato deve essere prosciolto".
Per avanzare e ottenere una revisione di fronte alla Corte d'appello di Brescia dovranno però essere messi in discussione almeno alcuni degli ormai celebri 7 elementi "gravi, precisi e concordanti" con cui la Corte di Cassazione condannò l'ex fidanzato di Chiara Poggi nel 2015. Fra questi ci sono sicuramente l’impronta digitale del 42enne detenuto a Bollate sul dispenser del sapone che sarebbe stato lavato, in corrispondenza con quella che è un'impronta insanguinata di una scarpa a pallini sul tappetino in bagno; l’assenza di un alibi per i 23 minuti, dalle 9.12 alle 9.35, in cui i giudici hanno collocato la morte della fidanzata o, comunque, lo spostamento in avanti delle lancette per il decesso della vittima. Accertamento, quest'ultimo, che la Procura di Pavia ha affidato all'anatomopatologa più famosa d'Italia, Cristina Cattaneo, che con una consulenza si è occupata anche di rivedere le ferite sul capo e sul corpo di Chiara Poggi per provare a individuare l'arma e o le armi che le hanno inflitte, mai identificate, sebbene ipotizzate, sia nelle sentenze di assoluzione che in quelle di condanna per Stasi.
Ultimo punto la coincidenza, ritenuta "scientificamente quasi impossibile" da fonti investigative, tra la quantità di dna rilevata su un pedale della bici Umberto Dei di Stasi (2,78 nanogrammi) e lo stesso valore dato dal reperto 29, il cucchiaino lasciato nel lavandino. Una sovrapposizione che, se dimostrata, demolirebbe un altro dei sette pilastri della condanna, il più controverso: la tesi dello scambio dei pedali tra quella bicicletta bordeaux e l’analoga due ruote nera custodita nell’officina di papà Nicola Stasi.