La storia del delitto di Garlasco è stata riscritta in trecentodieci pagine. Ribaltata dai Carabinieri del nucleo investigativo di Milano nella ricostruzione consegnata, dopo un anno e mezzo di indagini, alla procura di Pavia nell’ambito dell’inchiesta bis sull’omicidio di Chiara Poggi. Una svolta che oggi, a 19 anni dal delitto, vede come unico indagato per omicidio volontario aggravato dalla crudeltà e dai motivi abietti Andrea Sempio, e toglie dalla scena del crimine Alberto Stasi. I Carabinieri oggi definiscono «incomprensibili» e «paradossali» gli elementi che portarono, dieci anni fa, alla sentenza definitiva a carico dell’ex fidanzato della 26enne, che si è sempre proclamato innocente. Una «suggestione», scrivono e sottolineano, cavalcata dai media per 18 anni. Un nuovo capitolo che apre per Stasi, detenuto in regime di semilibertà nel carcere di Bollate, la strada per la revisione del processo, ora che gli atti dell’inchiesta bis sono arrivati anche alla Procura Generale di Milano.
MOSSO DALL’ODIO
E dunque, per i magistrati pavesi coordinati da Fabio Napoleone, è stato proprio Sempio, l’amico d’infanzia del fratello di Chiara, a ucciderla, mosso dall’odio provocato dal rifiuto della ragazza a un suo approccio sessuale. Una ricostruzione basata su intercettazioni, soliloqui, ricerche online e fotografie di stralci di manoscritti, sia dell’indagato che della sua famiglia. Fino ai sogni di Sempio stesso, che racconta tra sé e sé, descrivendosi come «un protagonista violento». Proprio i soliloqui del 38enne, intercettati in diverse occasioni quando lui era in auto, rappresentano elementi importanti del quadro inquisitorio.
Per il delitto è stato condannato in via definitiva a 16 anni di reclusione l’allora fidanzato di Chiara, Alberto Stasi, che si è sempre dichiarato innocente: dopo gli ultimi sviluppi si avvicina la richiesta di revisione del processo che avanzeranno i suoi avvocati del delitto - «il sangue c’era». Un passaggio che, viene scritto, farebbe riferimento alle tracce ematiche nella villetta dei Poggi dopo l’omicidio di Chiara, ma in contrasto con la versione fornita da Stasi, il quale ha sempre sostenuto di aver fatto attenzione a non calpestarle entrando nell’abitazione - quando le macchie erano ormai già secche- e di non essersi quindi sporcato. Un altro fronte su cui i difensori non sono d’accordo: per loro si tratterebbe della rappresentazione di un verbale dell’ex fidanzato di Chiara che viene «inframezzata da commenti».
spetto di essere intercettato.
D’altro canto, gli avvocati Angela Taccia e Liborio Cataliotti respingono le conclusioni degli inquirenti, e sostengono che il loro assistito stava solo commentando ad alta voce un podcast relativo agli ultimi sviluppi sul caso Garlasco. Ma per i carabinieri, tra le intercettazioni ce ne sarebbe anche un’altra, registrata il 12 maggio 2025, che assumerebbe i contorni di un’ammissione. In questa Sempio afferma: «Quando sono andato io»- frase che gli inquirenti interpretano come «quando sono andato via io», riferendosi alla casa Tra gli elementi analizzati ci sono anche le ricerche effettuate sul web dal 38enne, che dimostrerebbero «un suo interesse per il satanismo, gli omicidi, gli assassini, i predatori sessuali, la violenza sulle donne, i cadaveri e la decapitazione, l'esame autoptico e i fenomeni cadaverici». Interesse palesato anche in un documento Word in una memoria esterna dal titolo: «Genesi dell’aggressione predatoria».
LE RICERCHE
Altro capitolo: a partire dal settembre 2014, dalla cronologia del 38enne emergerebbe «un’evidente impennata» della sua attenzione sul caso di Garlasco, in particolare sui dettagli del Dna mitocondriale rinvenuto sulle unghie di Chiara Poggi. Proprio quel materiale genetico che, due anni più tardi, avrebbe portato gli investigatori a iscriverlo nel registro degli indagati. Una decisione che il 38enne non prese bene: «Porca puttana, che cazzo vogliono questi... avviso di garanzia». E ancora: «Che cazzo hanno trovato...?». Centrale, nell’informativa, è poi il tema dell’alibi di Sempio. Secondo i carabinieri, un’intercettazione dello scorso ottobre tra i genitori del 38enne e l’analisi dei tabulati telefonici smentirebbero la versione secondo cui quella mattina si trovasse a Vigevano e non a Garlasco.
«Giuseppe Sempio - si legge nelle carte - dice alla moglie una cosa che potrebbe finalmente fugare i dubbi residuali sulla provenienza dello scontrino: “...perché comunque lo scontrino lo hai fatto tu!”». Un passaggio che gli investigatori interpretano come riferito al ticket del parcheggio indicato dalla difesa come riscontro degli spostamenti del 13 agosto 2007. Secondo i carabinieri, inoltre, «se si considerano le dichiarazioni rese a sommarie informazioni testimoniali, e quindi come ora di partenza le 10:00, l’emissione del biglietto di parcheggio alle 10:18 appare improbabile». Considerando che «a partire dalle ore 09:58, e fino alle 12:18, il dispositivo telefonico di Sempio Andrea aggancia costantemente la cella telefonica servente Garlasco, ubicata in via Santa Lucia». Gli investigatori, infine, concludono che «è certamente più probabile che lo abbia recuperato Daniela Ferrari e soltanto successivamente conservato per precostituire un alibi ad Andrea» e che lui «fosse uscito di casa a piedi» e non si trovasse «in casa insieme al padre fino al rientro della moglie».
SCONTRO TRA PM
Agli atti emergono anche le intercettazioni della famiglia di Chiara Poggi. E un possibile “scontro fra Procure” che avrebbe influenzato il corso dell’inchiesta. Sempre per gli investigatori, infatti, fu l’ex procuratrice di Milano Laura Barbaini, che sostenne l’accusa nel processo d’appello bis a carico di Alberto Stasi, a suggerire ai legali della famiglia della vittima di «far intervenire formalmente» la Procura Generale di Milano, «quasi a ipotizzare un potere censorio sulla legittima attività della Procura di Pavia». Nelle intercettazioni riportate negli atti sarebbe Giuseppe Poggi a riferire al figlio Marco il contenuto del presunto suggerimento attribuito a Barbaini: «Gliel’ha consigliato... gliel’ha consigliato la Barbaini di fare un esposto alla Procura generale di Milano... sì qualcosa può fare perché... omissis ... perché la Procura di Pavia dipende ... ecco... omissis ... se la Procura... se la Procura di Milano ... vede le cose che stanno andando in un senso che è tutto una cosa schifosa, può intervenire, e dire “a Pavia cosa state facendo”?». Non solo. I carabinieri richiamano anche l’inchiesta della procura di Brescia, che vede indagati per corruzione in atti giudiziari l’ex procuratore capo di Pavia Mario Venditti e lo stesso Giuseppe Sempio, padre di Andrea. Da quell’indagine emergerebbe «senza ombra di dubbio» che gli allora legali di Sempio sarebbero entrati in possesso «illecitamente della documentazione che poi, formalmente il 13 gennaio 2017, era entrata in possesso del generale Luciano Garofano», all’epoca consulente della difesa del 38enne nell’indagine sull’omicidio di Chiara Poggi al quale, quei documenti, sarebbero dunque arrivati «attraverso gli stessi legali».
A rafforzare questo sospetto degli investigatori ci sarebbero anche alcuni manoscritti riconducibili alla famiglia Sempio. I militari sottolineano infatti come sia «suggestivo il fatto che alcuni appunti, trovati all’interno dei faldoni che compongono il fascicolo della Procura generale di Milano relativo al processo di appello bis a carico di Stasi, abbiano dei tratti simili allo scritto trovato nel post-it rimasto sulla copia giunta al generale Garofano». Nell’informativa i carabinieri evidenziano anche il contenuto di alcune conversazioni tra i genitori di Chiara e il fratello Marco, dalle quali «emerge chiaramente come vi sia certamente una commistione tra le versioni della famiglia Poggi e quelle indotte dal fronte Sempio», secondo loro dimostrazione di una «situazione di anomalia nell’intreccio» dei loro rapporti con l’indagato che hanno sempre difeso. Per quanto riguarda poi l’audizione di Marco Poggi da parte dei Carabinieri, «prosegue fino al punto di accusare i propri interlocutori di volerlo manipolare». Mentre lui, Marco, ribadisce: «Ripeto, per quello che ho vissuto (...) tra Sempio Andrea e mia sorella non c'era alcun contatto». Il verbale va avanti su questa falsariga, mentre gli investigatori, si legge, sono convinti anche che il fratello della vittima avrebbe visto, assieme all’amico storico, un video intimo della sorella e di Alberto Stasi. E scrivono che pure «gli inquirenti dell’epoca» ne erano «pienamente consapevoli» e che il «dubbio» lo avrebbero avuto anche i genitori. Dura la reazione di Gian Luigi Tizzoni e Francesco Compagna, legali del papà, della mamma e del fratello di Chiara, che ritengono che le indagini su Sempio dei carabinieri di Milano Moscova siano state «gravemente condizionate da contesti poco trasparenti e da impropri collegamenti con specifici ambienti giornalistici». La battaglia processuale è già cominciata.