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Garlasco, i 45mila euro consegnati in contanti: chi può incastrare Andrea Sempio

lunedì 11 maggio 2026

3' di lettura

Guerra di versioni tra gli ex avvocati di Andrea Sempio. In ballo ci sono 45mila euro pagati in nero ai tre legali, subito prima della prima vera indagine sull'amico di Marco Poggi avviata e quasi subito archiviata, nel 2017.

Su quella inchiesta si sta indagando oggi a Brescia, con l'allora procuratore di Pavia Mario Venditti sospettato di corruzione in atti giudiziari. Secondo l'accusa, avrebbe percepito soldi dai Sempio proprio per archiviare il ragazzo, che oggi ha 38 anni ed è vicino al rinvio a giudizio con l'accusa, pesantissima, di omicidio volontario di Chiara Poggi, avvenuto la mattina del 13 agosto 2007 a  Garlasco.

Sangue e soldi, l'ultimo tassello di una telenovela horror che appare infinita e nella quale tutti i protagonisti sembrano avere o aver avuto qualcosa da nascondere.

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Come riporta il Corriere della SeraFederico Soldani, Massimo Lovati e Simone Grassi, gli ex legali di Sempio sentiti in contemporanea a Brescia, su una cosa concordano: l'aver ricevuto da Sempio quei soldi nel 2016. "Non appena indagato, Andrea Sempio si è attivato immediatamente, unitamente al padre, al fine di reperire dei soldi per pagare gli investigatori", dicono i pm. Quei soldi sono stati motivati con spese legali mai sostenute. 

Grassi sostiene di aver intascato "15mila euro a testa", divisi equamente dunque. La sua unica mossa? "Aver fatto la foto delle scarpe di Andrea che ho fatto recapitare a Quarto grado". Da civilista, sottolinea, "stavo zitto e non davo contributi" durante le riunioni dei legali. Era stato Lovati, principe del Foro della Lomellina, a concordare "la cifra di 45mila euro" da incassare, sotto forma di mazzette da spartire. Dal canto suo Lovati sostiene che i soldi venivano incassati dagli altri due colleghi: "Dopodiché mi chiamavano, mi recavo al loro studio e prendevo il denaro".

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C'è poi in ballo l'esposto di Alberto Stasi, il fidanzato di Chiara condannato in via definitiva a 16 anni di carcere, finito in anticipo nelle mani dei legali di Sempio. Lovati dice di averlo ottenuto "dal giornalista Giangavino Sulas" (morto nel 2021). I magistrati di Brescia gli contestano il timbro della Procura generale di Milano e Lovati nicchia: "Prendo atto".

Soldati risponde con vari "non ricordo" alle domande dei pm bresciani sui contatti tra lui, Sempio e il carabiniere Sapone, tra 21 e 22 gennaio 2017. Altro momento cruciale per capire la genesi della potenziale corruzione. C'è un altro personaggio centrale in tutta questa storia: Giulia Pezzino, titolare con Venditti della prima indagine su Sempio e dimessasi alla vigilia dell'apertura della nuova inchiesta, nel 2025. "Escludo categoricamente", sottolinea, di aver autorizzato il carabiniere Simone a parlare con Sempio. Conferma invece di aver avuto "sin da principio vari contatti e scambi di opinioni" con l’avvocato Gian Luigi Tizzoni, legale della famiglia Poggi fin da subito contrari alla riapertura del caso. Sarebbe stato proprio Tizzoni a procurare ai magistrati gli atti del primo processo: "Era normale condividere con lui i passi delle indagini". Una commistione che certo non aiuta a far chiarezza sugli sviluppi del giallo. Anche perché secondo la Pezzino sarebbe stato ancora Tizzoni ad "aver dato indicazioni" di convocare il perito genetista Francesco De Gregori, decisivo nel chiudere velocemente la seconda indagine. D'altronde, era stato lo stesso De Stefano nel 2014 a considerare "inutilizzabile" il Dna che oggi rappresenta invece un asso dei pm contro Sempio.

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