Il cuore dell’accusa contro Andrea Sempio ruota intorno a un buco di tre ore che, secondo la Procura di Pavia, resta completamente scoperto. Si tratta dell’intervallo tra le 9.12 del mattino del 13 agosto 2007, quando Chiara Poggi disattiva l’allarme di casa, e le 12.15 circa, orario più probabile del delitto secondo la perizia della professoressa Cristina Cattaneo. In quella fascia temporale, sostengono i pm, Sempio avrebbe avuto tutto il tempo di commettere l’omicidio.La versione che l’uomo ha sempre raccontato – fin dal 2008 – è considerata inattendibile. Sempio ha sostenuto di essere partito da Garlasco intorno alle 10, di aver raggiunto Vigevano in auto, di aver parcheggiato in piazza Sant’Ambrogio inserendo un euro nel parchimetro (tagliando valido dalle 10.18 alle 11.18), di aver trovato chiusa la libreria Feltrinelli e di essere rientrato a Garlasco per una visita alla nonna fino alle 12.I magistrati smontano questa ricostruzione passo dopo passo.
Alle 9.58 il suo cellulare agganciava ancora la cella di Garlasco per una brevissima chiamata a Mattia Capra: considerando i 16 chilometri e i circa 22 minuti necessari per arrivare a Vigevano, i tempi per prendere il biglietto alle 10.18 non quadrano.
L’unico modo per farli tornare sarebbe che stesse già guidando sul confine della cella, ma il margine resta troppo stretto.C’è poi il forte sospetto che quello scontrino sia stato emesso in realtà dalla madre Daniela Ferrari, andata a Vigevano quella mattina per incontrare il vigile del fuoco con cui aveva una relazione. Anche le intercettazioni recenti del padre Giuseppe e alcuni suoi appunti personali contribuiscono a rendere la versione di Andrea sempre meno credibile. Per i pm quel buco di tre ore resta il principale punto debole della sua difesa.