Il messaggio che inonda la posta elettronica degli iraniani residenti in Italia arriva intorno alla metà di aprile: si è aperta la campagna di reclutamento per chi vuole offrire la propria vita per la patria. Il mittente è l’ambasciata della Repubblica Islamica, info@iranembassy.it, che pubblica l’appello anche sul proprio sito web https://italy.mfa.gov.ir/Portal/Newsview/786433. A una richiesta di conferma da parte di Libero, inviata per posta elettronica, non si degnano nemmeno di rispondere, ma il senso della proposta è comunque chiarissimo: cerchiamo gente che voglia immolarsi nella guerra santa contro il Grande Satana americano e il Piccolo Satana israeliano. Il premio sarà corrisposto una volta compiuta l’impresa del jihad, nella vita eterna.
Basterebbe un traduttore automatico per cogliere il senso del messaggio, ma gli esuli iraniani sanno fornire la versione corretta del testo e anche una precisa parafrasi del contenuto: «Augurando ai guerrieri dell’Islam un continuo successo, alla luce dei ripetuti appelli e richieste dei compatrioti all'estero di registrarsi nel “viaggio del sacrificio della propria vita”, che simboleggia la prontezza del popolo onorevole, legato a un Iran forte, a difendere le care pianure della patria e a sostenere la madrepatria, informiamo che la piattaforma di registrazione per i cari compatrioti è nel sistema Mihk all’indirizzo: https://mikhak.mfa.gov.ir.
La chiamata al sacrificio della vita sembra un’attività curiosa per una rappresentanza diplomatica, perché, come osservano alcuni oppositori, «con queste proposte, non si fa che aumentare il rischio di terrorismo e diffondere atteggiamenti criminali. Non si dovrebbe permettere che certi messaggi e comportamenti così pericolosi vengano distribuiti qui in Occidente». Secondo il sito di informazione Memri.org, non c’è solo l’Europa fra gli obiettivi del reclutamento. Il “bando” è aperto in fotocopia, accessibile a chiunque anche sul social X, con immagini eloquenti che richiamano i “martiri suicidi”, sorridenti mentre si stringono sulla fronte la fascia da kamikaze o esibiscono giubbotti presumibilmente imbottiti di esplosivo anche in molti altri Paesi. Fra i quali figurano Australia, Azerbaigian, Bielorussia, Finlandia, Germania, Iraq, Kuwait, Malaysia, Repubblica Ceca, Sudafrica, Sri Lanka, Svizzera e Thailandia. Dove le strutture d’intelligence sono verosimilmente in allarme per la possibilità che la campagna denominata “Jan Fada” prenda di mira obiettivi nazionali o stranieri, legati al conflitto nel Golfo Persico. Quali siano i passaggi successivi all’arruolamento e all’inserimento delle proprie generalità nell’elenco dei volontari della morte non è chiaro. Ma dalla minaccia al pericolo concreto, il passo è breve: basta che qualcuno si decida a entrare in azione. In Olanda e nel Regno Unito, nei mesi scorsi, le comunità ebraiche sono state oggetto di attacchi terroristici. È un segnale che indica una strategia.
Chi teme maggiormente le conseguenze della violenza sciita, sono in particolare gli espatriati. Abusando del privilegio dell’immunità e dell’extraterritorialità, le prassi seguite degli agenti di Teheran sul territorio italiano risultano spesso piuttosto eccentriche, raccontano. Come Dario (nome di fantasia), che si reca al consolato iraniano di Milano, chiede il rilascio dei documenti che servono a rinnovare il permesso di soggiorno in Italia, riesce a ottenerli senza troppe formalità. Poi chiede anche informazioni sulla pratica bloccata della sua fidanzata. Non appena ne fa il nome e cognome, il solerte funzionario ha già la risposta pronta: «No, lei no. Lei sa perché. Sa che cos’ha fatto e non doveva fare». Quindi ora, se la ragazza rimane in Italia senza documenti diventa un’immigrata clandestina, se invece decide di tornare in patria rischia la galera, la tortura, il sequestro dei beni, la condanna a morte e magari anche l’impiccagione.
Nelle chat degli iraniani in Italia gira la foto di una lista di reprobi. Chi ne fa parte sono i manifestanti anti regime, che hanno partecipato alle proteste nelle varie città della Penisola dove sventolavano le bandiere con i simboli del Sole e del Leone. Resta il dubbio su chi abbia iniziato a far girare l’elenco nominativo e su quale sia l’obiettivo dell’operazione. Magari gli autori sono proprio i servizi di sicurezza di Teheran, che hanno fotografato e individuato tutti i “traditori” scesi in piazza e ora li vogliono avvertire. E li ricattano. A qualcuno hanno anche arrestato un parente in Iran e hanno mandato un messaggio: tuo fratello non tornerà in libertà fino a quando non avrai cancellato tutti i post che hai diffuso sui social contro il governo. La pressione è continua. Dunque le spie della Repubblica islamica, indisturbate o guardate da lontano, sorvegliano i loro oppositori anche sul territorio italiano. Li pedinano. E li minacciano anche sotto casa, senza nascondersi, per incutere ancora più terrore. Si intrufolano nei loro account per controllare se sono in linea coni pasdaran o vogliono il ritorno della dinastia Pahlavi. Eppure sabato pomeriggio, sfidando la schedatura e il ricatto, in molte città europee, a Milano e a Torino, si manifesterà contro il regime.