C’è una frase, più delle altre, che resta sospesa sulle corsie d’ospedale e sulle pietre del centro di Modena trasformate in teatro di sangue: «Sapevo che quel giorno sarei morto».
L’ha pronunciata Salim El Koudri davanti al suo nuovo difensore, l’avvocato Fausto Gianelli, durante il colloquio nel carcere dove il 31enne è rinchiuso in isolamento dopo aver travolto con la sua Citroen C3 i passanti in pieno centro, ferendo gravemente diverse persone. Stamane l’uomo è stato interrogato nell’udienza di convalida del fermo con le accuse di strage e lesioni aggravate.
La linea difensiva prende già forma attorno alla richiesta di una perizia psichiatrica. Gianelli descrive il suo assistito come «confuso», incapace di ricostruire quanto accaduto, chiuso in risposte a monosillabi e in frasi sconnesse. «Ho preso un coltello da cucina e sono uscito», avrebbe raccontato El Koudri. Poi ancora: «Andavo più forte che potevo, ma non volevo fare male». Parole che oscillano tra confessione e smarrimento.
La nomina di Gianelli aggiunge anche un inevitabile riflesso politico e giudiziario alla vicenda. Il penalista modenese, noto per aver seguito procedimenti legati all’area pro Palestina e vicino a Francesca Albanese (anche nella presentazione di libri), è intervenuto nelle scorse settimane anche nel caso dell’inchiesta di Genova sui presunti fondi destinati ad Hamas, contestando la validità delle cosiddette «prove israeliane» raccolte a Gaza fuori dai normali canali di cooperazione giudiziaria internazionale.
Ora il suo nome entra in una delle cronache più drammatiche degli ultimi anni in Emilia.
Nel carcere di Modena, El Koudri avrebbe chiesto sigarette, una Bibbia e di poter parlare con un prete. Un dettaglio che colpisce gli stessi investigatori, perché il 31enne non risulta battezzato e, secondo quanto emerso, nemmeno frequentava la comunità islamica di Ravarino, dove viveva con la famiglia. Gli accertamenti su computer, cellulari e tablet sequestrati nella sua abitazione non hanno finora restituito elementi concreti di radicalizzazione religiosa o terrorismo organizzato. Gli inquirenti, a casa del 31enne, hanno sequestrato cinque telefoni, quattro computer, due hard disk, almeno due chiavette usb, un tablet, una playstation e altri accessori.
Nella sua abitazione sono stati trovati anche oltre un centinaio di fogli manoscritti, due agende, block notes, oltre ad un biglietto con password per le criptovalute e farmaci. Anche il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi ha escluso, allo stato, segnali di una «radicalizzazione islamista strutturata».
Restano però le mail inviate nel 2021 all’Università di Modena e Reggio Emilia, dove El Koudri si era laureato in Economia aziendale. In pochi minuti spedì messaggi deliranti: pretendeva un impiego «da impiegato e non da magazziniere», insultava i cristiani e Gesù Cristo (cristiani «bastardi»), salvo poi scusarsi per la maleducazione. «Sono mail di cinque anni fa», ha precisato Gianelli, sostenendo che il suo assistito non ricorderebbe di averle inviate. Dietro la traiettoria della Citroen che sabato ha spezzato il pomeriggio modenese, emerge il profilo di un uomo precipitato lentamente nel disagio mentale. Secondo quanto riferito dalla famiglia e confermato dalla sindaca di Ravarino, Maurizia Rebecchi, El Koudri nel 2022 si rivolse al Centro di salute mentale perché convinto di essere perseguitato.
«Disturbo schizzoide della personalità» la diagnosi. Avrebbe assunto farmaci fino al 2024, interrompendo poi le cure. Negli ultimi mesi si isolava sempre di più, parlava da solo, trascorreva ore davanti a telefono e computer. Intanto gli ospedali continuano a custodire il bilancio più pesante della tragedia. Quattro dei cinque feriti ricoverati restano in prognosi riservata.
La turista tedesca di 69 anni, alla quale l’impatto ha amputato entrambe le gambe, è stata estubata ed è cosciente all’ospedale di Baggiovara. Restano stabili, in rianimazione al Maggiore di Bologna, i due coniugi cinquantenni travolti dall’auto. Grave ma stabile la donna polacca di 53 anni. Migliorano invece le condizioni dell’uomo di 59 anni con trauma facciale.
La città, intanto, si divide tra paura, rabbia e interrogativi. Il capogruppo della Lega a Modena, Giovanni Bertoldi, punta il dito sul tema dell’integrazione e sulla presenza di centri islamici nel territorio: «La gente ora ha paura». Sullo sfondo torna anche la polemica per il progetto della nuova moschea nell’ex cinema Cristallo di Ravarino, già al centro di tensioni dopo il ritrovamento di finti candelotti esplosivi e minacce in arabo lasciate davanti all’edificio destinato a ospitare il centro culturale islamico. Ma dentro questa vicenda, mentre la politica si divide e gli investigatori cercano ancora un movente definitivo, resta soprattutto il vuoto lasciato da una corsa senza senso.