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Francobolli introvabili e caselle sparite: spedire una lettera oggi è un’odissea

Ormai si scrive a suon di mail e pec: un clic e addebito su carta di credito. Tutto in tempo reale
di Marco Patricelli martedì 19 maggio 2026

3' di lettura

Il sorrisetto malizioso della tabaccaia è eloquentissimo come risposta alla semplice richiesta di un francobollo per lettera: «Non ne abbiamo. Non li prendiamo più». Il tempo di spostarsi di qualche centinaio di metri, altra rivendita, e stesso risultato: «Ci sono le mail e le pec, chi è che scrive ancora le lettere?». Terzo tentativo in mezz’ora, terzo flop, e spiegazione disarmante: «Dovremmo acquistare un foglio, ma i bolli non ce li chiedono mai e ci restano nel cassetto, invenduti...». Ma allora la soluzione qual è? Recarsi alle Poste, prendere il numeretto, fare la fila e presentarsi come un questuante con la busta in mano da affrancare. L’addetta non si stupisce: «Un euro e trenta, ma imbuchiamo noi». E meno male, visto che fuori da quell’ufficio le cassette postali non ci sono più. Stanno facendo la fine delle cabine del telefono sotto l’arrembaggio incontenibile dei cellulari. E infatti dove ci sono ancora, dal rosso squillante con cui erano state verniciate in origine per renderle immediatamente visibili, sono diventate opache e scrostate, con quelle due bocche una volta spalancate per ingurgitare la corrispondenza (città e altre destinazioni) e oggi tendenti a una smorfia da residuo del passato. Sparite le cartoline, atomizzate dal bombardamento dei selfie in tempo reale, stanno sparendo anche le lettere, che però resistono in assurdi retaggi commerciali e burocratici. E i francobolli, di conseguenza, non si trovano più come una volta, e neppure le cassette postali. Sembra appena ieri quando inventarono la posta prioritaria che garantiva una consegna celere, ovviamente a prezzo maggiorato, fagocitando la posta ordinaria e divenendo essa stessa ordinaria, ma mantenendo la maggiorazione di costo.

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Quel francobollo, il più brutto e anonimo della storia della filatelia mondiale, era l’anticamera della sparizione del retro da umettare, sostituito da una base adesiva. Per veder leccare un francobollo occorre far scorrere le immagini del film del ragionier Ugo Fantozzi degradato a effettuare l’affrancatura con la lingua, ridotto a spugnetta umana. Tra le raccomandate e le prioritarie – tipico anche della mentalità di un Paese in cui la prima lezione di un padre al figlio è «fatti furbo» come viatico per l’accidentato percorso della vita – l’ordinario è destinato a rimanere nell’album dei ricordi delle normalità perduta. Il progresso non si ferma, altro che resistere, resistere, resistere. L’Olivetti Lettera 22 è al Museo d’arte moderna di New York e non più nelle case, e l’Olivetti stessa non esiste più nonostante avesse aperto la via italiana al mondo dei computer. Anche le Poste sono diventate tutt’altro, rispetto agli uffici di dieci o venti anni fa.

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Altro che Gronchi Rosa con i confini del Perù sbagliati, altro che emissioni con errori che rendevano i francobolli rari e ricercati, altro che mondo dell’immaginazione su fiori, piante, personaggio, eventi, commemorazioni, serie speciali, serie limitate, in fila sugli album. Il francobollo, così come lo conosciamo, difficilmente arriverà al 200° compleanno, che cadrà nel 2037. Fu inventato da Rowland Hill nel 1837, anno in cui Vittoria saliva sul trono britannico, per anticipare la riscossione della tassa (che prima avveniva alla consegna) e livellare i prezzi verso il basso per incrementare il ricorso alle spedizioni. Con l’introduzione della colla idrosolubile nel retro ci fu chi si scandalizzò perché non era da gentleman leccare dietro al profilo dell’imperatrice, ma quella era l’epoca delle gambe dei tavoli telate per non suscitare pensieri peccaminosi. Oggi il pensiero del francobollo che non entra più nella cassetta delle lettere e neppure nel cassetto delle tabaccherie è il segnale che qualcosa si inventeranno, o in parte si sono già inventati con mail e pec, per sostituirlo con un clic e addebito su carta di credito. Tutto in tempo reale, niente attesa del postino ma anche niente rettangolo di bellezza in alto a destra.

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