Mettici il voto a Venezia, una disfatta per la sinistra. E mettici la possibilità di votare con il cosiddetto Stabilicum. Et voilà, il quadro è perfetto. Per cosa? Presto detto: per consegnare la leadership dell'ipotetico campo largo a Silvia Salis, in barba a Giuseppe Conte ed Elly Schlein.
Nelle retrovie del centrosinistra, infatti, da settimane prende forma un un piano che punta a rimettere in discussione gli equilibri interni della coalizione. Secondo chi segue il dossier, il risultato delle amministrative veneziane avrebbe rappresentato l'ultimo elemento necessario per riaprire il dibattito sulla guida dell'alleanza progressista. "Se non ora quando?", ironizza un parlamentare che segue da vicino la partita citato da Il Tempo.
L'idea di affidare un ruolo nazionale alla sindaca di Genova non è nuova. Già nei mesi scorsi Salis aveva fatto capire di non gradire la strada delle consultazioni interne: "Le primarie sono divisive, se invece mi offrissero la candidatura...". Parole che al Nazareno erano state accolte senza particolare entusiasmo, anche perché la leadership di Elly Schlein appariva saldamente consolidata.
Nel frattempo procede l'iter della nuova legge elettorale proposta dalla maggioranza. Il testo potrebbe ottenere il primo via libera parlamentare prima dell'estate e contiene un elemento destinato a incidere sulle strategie del centrosinistra: l'obbligo per le coalizioni di indicare sulla scheda il candidato premier. Una novità che renderebbe impossibile rinviare la scelta del leader a dopo il voto.
È in questo scenario che il nome di Silvia Salis continua a circolare. La diretta interessata mantiene un profilo prudente e ripete: "Mi occupo di Genova". Ma il dibattito resta aperto. A Bari, intervenendo a un evento insieme alla sindaca, Antonio Decaro ha osservato che Salis "Può dare un ottimo contributo al campo progressista proprio con l’esperienza da sindaco". L'operazione, però, richiederebbe passaggi complessi. Schlein dovrebbe accettare un ridimensionamento del proprio ruolo, mentre il Pd sarebbe chiamato a discutere una possibile separazione tra la carica di segretario e quella di candidato premier. Anche Conte dovrebbe fare delle concessioni, a partire dal tema delle primarie.