Cambierà vita, Alberto Stasi. Ora è ufficialmente un uomo libero. E per svoltare, ha deciso di regalare un sorriso ai detenuti del carcere di Bollate con i quali ha condiviso una fetta dolorosa e importante della sua esistenza, dal 12 dicembre del 2015: a loro, l'uomo condannato per aver ucciso la fidanzata Chiara Poggi la mattina del 13 agosto 2007 a Garlasco, ha voluto lasciare un ventilatore e un frigorifero. Piccoli "agi" quotidiani.
Stasi finirà di scontare la sua condanna a 16 anni di carcere nel 2028, ma i prossimi 2 anni li trascorrerà in affidamento in prova ai servizi sociali. Tecnicamente, dunque, non dovrà più stare in cella. Ha dato l'addio a Bollate così come darà l'addio a Garlasco. I cronisti, i fotografi e le troupes che lo aspettavano davanti all'ingresso del carcere sono rimasti delusi, perché l'ex studente della Bocconi se ne è andato, accompagnato come sempre dalla sua legale Giada Bocellari, passando da una uscita secondaria.
Prima ha impacchettato gli abiti e gli effetti personali in tre valige, lasciando al compagno di cella alcune cose in regalo come il ventilatore e il frigorifero ed è passato a salutare il direttore Giorgio Leggieri, gli agenti, gli educatori e i detenuti con cui ha condiviso un decennio di vita, come fa solitamente chi lascia il carcere. Venerdì, dopo l'udienza del Tribunale di Sorveglianza a cui ha partecipato lui stesso e in cui la Procura generale, rappresentata dalla sostituta pg Valeria Marino, ha dato parere positivo all'affidamento, Stasi non era rientrato nella cella che fino ad ora ha condiviso con un altro detenuto.
"Sono valutazioni che si fanno in base agli atti - ha spiegato all'Ansa il presidente del tribunale di Sorveglianza di Milano Marcello Bortolato -. Non sono mai cose automatiche altrimenti sarebbero fuori tutti quelli che hanno meno di quattro anni da scontare". Stasi Aveva una licenza e quindi sarebbe dovuto rientrare solo domenica sera a Bollate, ma questa mattina, alla comunicazione della decisione del Tribunale a suo favore, si è subito presentato a sbrigare le ultime formalità e prendere le sue cose. Ha già a disposizione un appartamento, nel Milanese, non a Garlasco dove, ha spiegato Bocellari che difende Stasi insieme al collega Antonio De Rensis, "non tornerà a vivere, ovviamente" anche se non ha restrizioni a spostarsi all'interno della Lombardia.
Il via libera era più che probabile ma non scontato dato che il parere della Procura non è vincolante. Stasi aveva tutti i requisiti, oltre a un residuo di pena inferiore ai quattro anni, la buona condotta, le relazioni positive delle équipe del carcere, in particolare dell'area educativa, l'accettazione della condanna, pur proclamandosi innocente, il rispetto dal 2025 del divieto di interviste, il fatto che sta risarcendo i famigliari di Chiara con i proventi del suo lavoro come contabile a Milano.
Dal 2023, infatti, l'ex bocconiano ha ottenuto la possibilità del lavoro esterno e dall'aprile 2025 la semilibertà, che gli permetteva di uscire ogni giorno dal carcere per rientrare solo a dormire, e anche di passare fuori il fine settimana in licenza, per un massimo di 45 volte l'anno. Per questo dopo il lavoro dal lunedì al venerdì in uno studio di commercialisti di Brera, di solito il sabato ha preso l'abitudine di incontrarsi con la madre Elisabetta Ligabò. Lo ha fatto anche oggi ma in un incontro, ovviamente, con un sapore diverso, più leggero.
"Certo che la vita ci ha messo a dura prova" aveva detto la donna intervistata da Repubblica una settimana fa spiegando che quando tutto sarà finito andrà con Andrea sulla tomba di Chiara. Ancora però non tutto è finito. L'affidamento in prova è una misura alternativa al carcere con alcune limitazioni standard (come appunto quella di non poter uscire dalla Lombardia) però "pur non trattandosi tecnicamente di un fine pena, oggi per Alberto Stasi è un nuovo punto di inizio per la sua vita futura", ha spiegato Bocellari. Un futuro che prevede anche il lavoro per chiedere la revisione del processo ora che la Procura di Pavia ha un altro indagato, Andrea Sempio, per lo stesso delitto.