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Sarah e Alisya, "con chi sono le sorelline scomparse": una pista inquietante

di Simona Pletto sabato 20 giugno 2026

3' di lettura

C’è un fermaglio, una maglietta, perfino un vecchio cd. Frammenti che affiorano dal nulla e che, uno dopo l’altro, vengono esaminati nella speranza di riportare a Sarah e Alisya. Finora, però, nessuno ha indicato la strada giusta. La scomparsa di Sarah, 12 anni, e Alisya, 16, inghiottite nel nulla dopo essersi allontanate da una casa famiglia nella notte tra il 6 e il 7 giugno, proprio sei giorni dopo la notifica di una sentenza che prolungava il loro soggiorno “forzato” di altri 24 mesi - continua a muoversi sul filo sottile che separa gli indizi dalle illusioni. E mentre gli investigatori passano al setaccio ogni elemento utile, una pista resta aperta. Non porta ufficialmente da nessuna parte, ma continua a lambire la grande area metropolitana: un’ombra che si allunga fino alle porte di Milano, dove nei giorni scorsi sono stati verificati uno dopo l’altro tutti i campeggi della provincia, insieme a quella di Varese, a seguito di alcune segnalazioni.

Le verifiche non hanno dato esito, ma confermano una certezza: gli inquirenti non stanno lasciando nulla di intentato. Le ricerche procedono su più fronti e ogni informazione viene controllata, confrontata e sottoposta a riscontri. È il lavoro silenzioso di un’indagine che, almeno ufficialmente, non esclude alcuna ipotesi.

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OGGETTI AL VAGLIO
Tra notizie annunciate e ridimensionate, negli ultimi giorni ha fatto discutere il caso del fermaglio per capelli rinvenuto lungo un sentiero a Civitella Alfedena. L’oggetto era stato trovato il 15 giugno, nove giorni dopo la scomparsa delle ragazze. La notizia è emersa soltanto in seguito e aveva riacceso le speranze degli investigatori. Un’amica di Sarah aveva infatti indicato quel fermaglio come simile a quelli utilizzati dalla dodicenne.

La verifica successiva, tuttavia, ha raffreddato gli entusiasmi. Come chiarito dall’associazione Penelope Abruzzo, il padre della ragazzina non ha riconosciuto l’oggetto come appartenente alla figlia. Ha semplicemente confermato che Sarah utilizzava spesso fermagli di quel tipo. Una precisazione importante, perché attorno a quel ritrovamento si era rapidamente costruita una narrazione che rischiava di attribuire all’oggetto un valore probatorio inesistente.

Non è l’unico ritrovamento finito sotto la lente. Nella stessa area sono stati segnalati anche una maglietta e persino un cd di musica heavy metal. Oggetti che vengono acquisiti e valutati come previsto dai protocolli investigativi, ma che potrebbero non avere alcun collegamento con la vicenda. In casi come questi la difficoltà consiste proprio nel distinguere ciò che può condurre alla verità da ciò che rischia soltanto di sottrarre tempo e risorse preziose. 

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PRESENZE SOSPETTE
Sul tavolo degli investigatori è arrivata anche la testimonianza di una commerciante di Civitella Alfedena. La donna ha raccontato di aver notato, il 17 maggio, quasi tre settimane prima della scomparsa delle sorelle, due persone che le erano apparse sospette. «Mi dissero che stavano ispezionando la zona. Ebbi una strana impressione», avrebbe riferito agli investigatori. L’identità dei due non è nota e, allo stato attuale, non esistono elementi che consentano di collegarli alla sparizione delle ragazze.

L’indagine procede parallelamente su due binari: quello penale, coordinato dalla Procura di Sulmona, e quello amministrativo attivato attraverso il piano provinciale di ricerca delle persone scomparse che ha impegnato decine di operatori. Anche ieri le ricerche si sono concentrate in particolare nell’area del lago di Barrea, dove le due sorelle furono immortalate dalle telecamere di un bar di Villetta Barrea la sera della scomparsa. Proprio lì è stata allestita la base operativa dei soccorritori, con l’impiego anche di sommozzatori specializzati. Nello stesso tempo sono state effettuate perlustrazioni in alcune zone del basso Lazio, compresi casolari abbandonati nell’area di Cassino. Finora, però, senza risultati.

Sarah e Alisya vivevano nella struttura da 33 mesi, dopo la turbolenta separazione dei genitori. Da quella notte il loro percorso si è interrotto improvvisamente. Nessuna telefonata, nessun contatto accertato, nessun avvistamento confermato. Soltanto una lunga sequenza di ipotesi, verifiche e piste da seguire. Alcune finiscono in un vicolo cieco, altre restano aperte. Una, in particolare, continua a girare attorno alla Madonnina senza che venga mai nominata. Ed è forse anche per questo che, a tredici giorni dalla scomparsa, gli investigatori continuano a guardare oltre l’orizzonte abruzzese. Perché le sorelline sembrano svanite nel nulla, ma nessuno, nelle procure e tra le forze dell’ordine, è disposto a credere che il nulla possa essere la risposta.

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