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Tg1 sotto attacco: riunioni segrete, liti e malori

di Daniele Priori domenica 21 giugno 2026

3' di lettura

A un anno circa dalle elezioni politiche, in Rai è già iniziato l’assalto al Tg1. La riunione dell’assemblea dei giornalisti andata in scena 48 ore fa è stata, a quanto Libero apprende da fonti interne alla testata giornalistica stessa, qualcosa più vicina allo psicodramma, culminata addirittura con il malore di una giornalista, un rialzo pressorio, dovuto ai toni andati troppo sopra le righe nel confronto tra Usigrai, parte del cdr contrario al direttore Chiocci e la parte- maggioritaria – della redazione che invece si è schierata dalla parte dell’attuale direzione del Tg1. Il direttore, infatti, giovedì pomeriggio pare sia sceso nel ring del confronto con i suoi stessi redattori con uno spirito e uno standing decisamente più battagliero rispetto alle parole concilianti spese per i colleghi nell’incriminata intervista rilasciata a Telenord, quella in cui si definì «di destra e grato alle Meloni». 

Della serie “va bene tutto ma l’ipocrisia no” riportava ieri Il Foglio in un retroscena non smentito da nessuno degli interessati nel quale compariva un vero e proprio J’accuse firmato Chiocci proprio contro l’ipocrisia di quei giornalisti-sindacalisti Usigrai, fiancheggiati addirittura dal presidente della Fnsi, Vittorio Di Trapani che - a quanto si legge non avrebbe esitato a intavolare una durissima singolar tenzone verbale con la vicesegretaria Usigrai, Maria Gabriella Capparelli, giornalista del Tg1 che, nonostante l’appartenenza all’ex sindacato unitario, ha voluto sfidare apertamente (a costo della sua stessa salute) l’agguato a doppio (forse triplo) sindacato contro il direttore Chiocci che, come detto, a sua volta, non è sceso in riunione con l’intenzione di usare il fioretto. «Io non mi scandalizzo – pare abbia detto il responsabile del Tg1 – di tutte le raccomandazioni che ricevo: dalla politica, dalle forze dell’ordine, dal clero, persino da uno chef stellato che mi ha segnalato uno di voi. Ma, dico io, se volete un incarico, venite voi a chiedermelo». Insomma una vera e propria sfida ai colleghi-sepolcri imbiancati che volevano processarlo. 

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Tanto che a domanda precisa di un delegato Usigrai: «Stai dicendo che qui c’è chi fa da ufficio stampa di partito?», Chiocci ha risposto senza colpo ferire semplicemente sì, aggiungendo: «Le pressioni politiche sono dirette o indirette, esplicite o implicite ma in Rai sono quotidiane. Vogliamo reagire a tutto questo o pensate che il problema sia io che ne parlo?» ha chiesto ancora, rivelando di aver chiesto già in passato a Usigrai proprio di tenere un convegno sulle pressioni politiche che ricevono le testate giornalistiche senza che sia mai stato organizzato.

Si badi bene, però, che l’assalto da cui il direttore Chiocci si sta difendendo da solo non arriva solo dai sinistri (che attaccano apertamente) ma, evidentemente, non vede così contrari neppure alcuni destri, come quelli del neosindacato Unirai che, con la nuova segreteria, hanno scelto di tenere una linea quanto mai silente e, nello specifico caso, allineata e coperta con la conclusione salomonica e, almeno a parole, virtuosa, elaborata nella nota conclusiva da parte del cdr del Tg1 che, in conclusione ha richiamato tutti alla «necessità di incidere come testata storica della Rai sul dibattito di una possibile riforma della Governance», tanto da autoincaricarsi a «promuovere una discussione e un confronto con i Cdr delle altre testate, organizzando eventualmente un incontro sul tema», pensate un po’, delle ingerenze esterne denunciate dal direttore stesso.

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Ovviamente ribadendo in conclusione «i principi di indipendenza e correttezza a cui si ispira da sempre il lavoro della nostra testata e di tutti i giornalisti del Tg1, stigmatizzando gli attacchi esterni». In attesa di capire quale saranno le prossime mosse di quelli che – preconizzando cambi di colore politico – hanno già lanciato (come sempre avviene in Rai) con consistente anticipo l’attacco al fortino del Tg1, la migliore torretta di guardia, a nord di Roma, per scorgere in tempo l’orizzonte, gli umori e gli eventuali tremori dei palazzi della politica.

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