La “Sinistra” non è solo un insieme di partiti. È una “religione”. Come la nebbia avvolge ideologie diverse, salotti intellettuali e mass media, buona parte del mondo accademico e scolastico, sindacati, associazioni, tanti dipendenti e dirigenti pubblici e pure élite del mondo economico-finanziario. Ne fanno parte quello che Paul Ginsborg chiamava «ceto medio riflessivo» (i sessantottini imborghesiti nella benestante Ztl delle città) e il ceto clericale progressista che, dall’arrivo di Francesco («il leader della sinistra mondiale»), ha preso il potere in Vaticano. Uno degli obiettivi di questa “Sinistra” è la radicale laicizzazione dell’Italia vista come inevitabile «cambiamento d’epoca». È un tema complesso su cui ha scritto molto Augusto Del Noce, ma va segnalata una sua conseguenza curiosa: la tendenza a sacralizzare simboli, temi e personalità laiche (con una certa intolleranza peri non devoti), parallela alla forte desacralizzazione della Chiesa Cattolica da parte del ceto clericale oggi dominante. Alcuni episodi di cronaca sono emblematici. Prendiamo le recenti diatribe fra i finalisti del Premio Strega che hanno investito la figura di Michela Murgia, scrittrice e polemista scomparsa nel 2023.
INTOCCABILE
In risposta a un’opinione soggettiva sul suo aspetto fisico, attribuita a uno scrittore, appunto uno dei finalisti, Viola Ardone, sulla prima pagina di Repubblica, ha firmato una sorta di lettura cristologica della figura della Murgia dove fra l’altro scrive: «Il corpo di Michela Murgia è ancora vivo... che cosa ne avrebbe fatto di questo gran pasticcio?... Ne avrebbe fatto, io credo, una questione politica... “Prendete e mangiatene tutti”, avrebbe forse detto. Lei che era studiosa di Scritture, “questo è il mio corpo”, un corpo che ha sempre messo in prima linea». C’è poi la trasformazione dell'antifascismo da tema politico a ortodossia religiosa che di recente ha prodotto la “dichiarazione” di antifascismo pretesa per la partecipazione alla fiera romana della piccola e media editoria “Più libri più liberi” organizzata dall’Associazione italiana editori. Perfino la società editoriale del Fatto quotidiano ha deciso di non partecipare perché «il patentino antifascista è roba da fascisti».
L’effetto boomerang è evidente in tutta la trasformazione metafisica e apocalittica del binomio fascismo/antifascismo. Ieri su “Robinson” di Repubblica hanno intervistato Emilio Gentile, che certo non può essere definito di destra, e gli hanno chiesto: «Sei considerato tra i massimi storici del fascismo. Si parla molto di un suo ritorno. Umberto Eco suggerì la categoria del “fascismo eterno”. Qual è il tuo giudizio?». Ha risposto: «Se si attribuiscono al fascismo le caratteristiche mitologiche di un dio allora dobbiamo concludere che il fascismo vince sempre. Questa “vittoria infinita” sull’antifascismo è una regressione verso l’irrazionalismo». Un’altra recente rappresentazione metafisica/apocalittica della Sinistra ha riguardato la guerra Israele/Gaza con relative demonizzazioni e sacralizzazioni.
Un altro grosso caso è ormai, da qualche anno, il tema del riscaldamento globale trasformato da controversa questione tecnica (con molti scienziati che contestano l’influenza e la demonizzazione delle attività umane) in dogma religioso indiscutibile. I critici e gli scettici sono visti come nemici dell’umanità, indifferenti alla fine del mondo.
Un protagonista di questa sacralizzazione dell’incerta questione scientifica del clima è stato papa Bergoglio che ne ha fatto una verità teologica (lo stesso errore che il Vaticano fece nel caso Galileo). Bergoglio ha replicato pure con l’immigrazione di massa che ha imposto come figura cristologica, mentre si rivela essere un colossale disastro per l’Africa e i popoli europei (per la loro sicurezza, il loro welfare e l’identità delle loro nazioni sempre più islamizzate). D'altronde la tradizione comunista è stata tutta una mitizzazione e una divinizzazione dai suoi leader: da Stalin a Mao, da Kim Il-sung a Ho Chi Minh, fino a Che Guevara. L’ateismo, nella filosofia marxista, non è un accessorio (come credono i cattocomunisti), ma il suo presupposto, il suo pilastro fondante (come insegna Del Noce). E ha comportato la proiezione dell’assoluto sulla terra, con la conseguenza del totalitarismo e della sacralizzazione del Partito incarnato dai leader (il risultato è stato l’inferno sanguinario che sappiamo). Del resto il comunismo è stato vissuto come una religione (che spazzava via e rimpiazzava il cattolicesimo) pure qui in Italia. E non solo ai tempi di Stalin (memorabili i titoli messianici che l’Unità fece alla sua morte).
IN PASSATO
C’è stata pure la santificazione di Togliatti e Gramsci. Oggi quella di Berlinguer. Sul Riformista Chicco Testa ha scritto un bell’articolo intitolato: “Berlinguer. Santo di una religione laica”. Testa, che s’iscrisse al Pci proprio negli annidi Berlinguer, ritiene che la scelta della Schlein di rappresentarlo nella tessera del Pd lo trasformi in un’«immagine sacra e non discutibile». Ma lui, laicamente, ricorda che, nonostante i tattici riconoscimenti all’ombrello Nato del 1976, il leader del Pci è sempre stato convintamente comunista e ancora nel 1983 dichiarò che il leader vivente che lui più stimava era Kadar, cioè «l’uomo che Mosca aveva scelto per ristabilire l’ordine a Budapest dopo l’invasione dei carri armati del ’56». A fronte di queste santificazioni laiche i cardinali hanno appena celebrato un Concistoro in cui, invece di occuparsi degli scismi incombenti e dei disastri lasciati da Bergoglio, si sono immersi in questioni sociopolitiche. Sembrava un congresso della Cgil. Del resto padre Spadaro ha riabilitato perfino L’ultima tentazione di Cristo di Martin Scorsese come «un film cristologicamente corretto». Nel 1988 la Cei (di Ruini) lo aveva definito «inaccettabile e moralmente offensivo». Spadaro ha sottolineato che le bozze di Civiltà Cattolica con il suo articolo sono state «approvate dalla Segreteria di Stato della Santa Sede». La messa (e non solo) è finita.