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Non fermarsi all'alt è diventata una moda

Due sere fa è morto un uomo in semilibertà dopo una fuga rocambolesca. In appena una settimana registrati già otto casi
di Luca Puccini venerdì 3 luglio 2026

3' di lettura

Doveva rientrare in carcere per le nove, era il patto per la sua semilibertà. Un’ora prima, invece, mercoledì sera, Massimo Ciarelli, correva su un T-Max 500 lungo la statale 16, tra Montesilvano e Silvi Marina, in quell’Abruzzo di provincia stretto pure lui dalla morsa del caldo. Su quel maledetto scooter era assieme a un’altra persona, non si sa chi stesse effettivamente guidando: si sa, però, che, a un certo punto, una pattuglia della radiomobile dei carabinieri ha intimato loro l’alt, e la motoretta non s’è fermata. Quello che segue è il copione di una scena già vista, purtroppo troppe volte. È morto così, Ciarelli, dopo un tratto di strada percorso a grande velocità, dopo un’improvvisa inversione di marcia, dopo alcune auto superate in contromano e con quell’unico, drammatico, fatale scontro frontale con una gazzella dell’Arma intervenuta di rinforzo sul posto. Anche l’altro passeggero dello scooter aveva precedenti con la giustizia, Ciarelli era recluso nel carcere di Pescara per l’omicidio di un ultrà (Domenico Rigante) avvenuto nel 2012.

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Vai a capire cosa abbia pensato in quei momenti, in quella corsa folle in una sera di inizio luglio. Vai a capire, anche, quale sia stata l’esatta dinamica del sinistro sulla quale la famiglia ha già detto di volersi affidare alla consulenza di un tecnico per le verifiche dovute. Ciò che è più delineata, semmai, è la fotografia di un fenomeno che sempre più riempie le cronache con notizie-fotocopia, tutte tristemente uguali e tutte scandalosamente allarmanti. Solo nel mese appena chiuso, in quel giugno che ci siamo lasciati alle spalle manco tre giorni fa, di episodi analoghi, alcuni con un’eco pure maggiore, se ne sono contati a decine. Proprio ieri Milano ha salutato per l’ultima volta il suo ghisa Francesco Imprezzabile, l’agente della locale 39enne morto cadendo dalla moto mentre inseguiva a 180 all’ora un’Audi Q8 che non s’era fermata al controllo di Ponte Lambro.

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Una bara avvolta nella bandiera bianca del Comune, una chiesa commossa e gremita di persone, il lutto cittadino e l’incredulità per quanto successo che ancora non lascia scampo. A Saluzzo, nel Cuneese, a fine mese, un carabiniere è stato travolto da un’auto che ha forzato (di nuovo) il controllo e sono stati arrestati i due giovani stranieri alla guida; a Cepagatti, nel Pescarese, un 33enne senza patente per poco non ha investito un militare (stessa modalità); a Latina un 48enne con la patente revocata è fuggito scavallando sui marciapiedi; a Meda, nella Brianza lombarda, un 60enne senza assicurazione e patente ha tirato dritto ed è stato rintracciato in poche ore: si è beccato una denuncia e 6mila euro di multa); Lignano Sabbiadoro (un motociclista arrestato), Cecina (un 20enne già noto alle forze dell’ordine), Margherita di Savoia (i carabinieri speronati). Otto casi in tre settimane, e sono solo la punta dell’iceberg perché qualche colonna su un giornale non fa di certo statistica, racconta una parte e non il tutto. Ragazzate, no. Ecco si possono più trattare come spacconerie o gradassate da giovani alle prese con le prime uscite al volante.

Oramai la tendenza è talmente diffusa che è intervenuta pure la politica, col decreto sicurezza, d’altronde la vicenda Ramy ce la ricordiamo ancora tutti, che ha formulato il “reato di fuga pericolosa”: se, fino a febbraio, scattava quasi sempre solo una multa e si cadeva nel penale giusto con la resistenza a pubblico ufficiale, oggi il nuovo comma 7-bis dell’articolo 192 del codice della strada punisce chi non si ferma all’alt e prosegue la marcia mettendo in pericolo l’incolumità altrui con la galera da sei mesi a cinque anni, la sospensione della patente da uno a due e la confisca del mezzo. Proprio una sciocchezza non è. Come una sciocchezza non sono le aggressioni fisiche agli agenti che fanno i controlli su strada (li mappa l’Asaps, ossia l’Associazione dei sostenitori degli amici della polizia stradale) e sì, d’accordo, tecnicamente sono una cosa un tantinello diversa dalla fuga vera e proprio, però sono anche la diretta conseguenza di certi fatti: nel 2025 sono state 2.712, più di sette al giorno, tutte refertate al pronto soccorso; una su tre a opera di stranieri.


 

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