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Monte Bianco, clima impazzito: cosa "spunta" in vetta a inizio luglio

venerdì 3 luglio 2026

3' di lettura

Le montagne della Valle d'Aosta stanno cambiando. Fenomeni che fino a pochi anni fa sarebbero stati impensabili, oggi sono sempre più comuni. A raccontarlo non sono soltanto i dati scientifici, ma anche i piccoli segnali della vita quotidiana: per la prima volta, infatti, sciami di zanzare hanno raggiunto il rifugio Coda, a 2.280 metri di altitudine, costringendo il gestore a procurarsi del repellente per i clienti. "Le zanzare non facevano parte della nostra vita" dice a La Stampa il cuoco Stefano Zonca, che gestisce il rifugio in Valle del Lys. "Per la prima volta, nei giorni del caldo estremo, sono arrivate a nugoli, tantissime zanzare. I clienti erano increduli e anche infastiditi. L'unico modo è stato scendere a comprare il repellente". Anche altri rifugi d'alta quota registrano la presenza di insetti mai osservati prima, mentre i pascoli, già ingialliti all’inizio di luglio, non riescono più a garantire il nutrimento necessario agli animali selvatici.

Le temperature eccezionalmente elevate rappresentano il principale fattore di questa trasformazione. Alla stazione meteorologica del Monte Bianco, a 4.750 metri, i termometri hanno registrato per diversi giorni consecutivi valori superiori allo zero, un'anomalia climatica che si aggiunge a un'estate caratterizzata da caldo estremo e precipitazioni sempre più intense. Emblematico è stato il violento temporale che ha colpito il Cervino il 25 giugno: invece della neve, sulla vetta è caduta una pioggia torrenziale, dando origine a spettacolari cascate d’acqua che hanno fatto il giro del mondo.

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A osservare con maggiore preoccupazione questi cambiamenti sono le guide alpine, che ogni giorno lavorano a stretto contatto con l’ambiente montano. Le condizioni delle ascensioni sono profondamente mutate: la neve lascia spazio al ghiaccio vivo, le creste diventano più difficili da percorrere, le pareti nord risultano spesso impraticabili e aumenta il rischio di crolli di rocce dovuti allo scioglimento del permafrost. Per garantire la sicurezza, le guide sono costrette a partire sempre più presto al mattino, a monitorare costantemente il meteo e a ridurre il numero di clienti accompagnati durante le escursioni. Gli stessi alpinisti confermano che le montagne non sono più quelle di qualche decennio fa e che molte vie classiche sono ormai chiuse o troppo pericolose.

La situazione è confermata anche dai dati raccolti dalla Fondazione Montagna Sicura. Se nel 1975 la Valle d’Aosta contava 297 ghiacciai, oggi ne restano soltanto 172, tutti interessati da una continua perdita di superficie e di massa. Il ritiro dei ghiacciai non rappresenta soltanto un cambiamento del paesaggio, ma comporta anche una progressiva riduzione delle riserve d’acqua e un aumento della fragilità dell’intero ecosistema alpino. Gli esperti rassicurano sul fatto che i ghiacciai più a rischio siano monitorati costantemente e che, al momento, non esistano segnali di instabilità imminente.

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"Stiamo osservando un’anomalia della temperatura che si protrae nel tempo" spiega ancora a La Stampa Umberto Morra di Cella, ricercatore dell’area sui cambiamenti climatici dell’Arpa Valle d’Aosta. "Temperature molto alte, per diversi giorni di seguito. Forti precipitazioni. Quello che è cambiato non è il singolo fenomeno, ma la frequenza e la magnitudine. La neve si scioglie prima, il permafrost si degrada, il ghiaccio si ritira. Ormai lo vediamo succedere da tanti anni. Purtroppo ci svegliamo solo nell’emergenza. Mancano strategie". 

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