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Leone a Lampedusa, "nessuno dev'essere costretto a partire". Migranti, quello che la sinistra non dice

Il Pontefice sull'isola siciliana: "Oggi il Continente ha una responsabilità epocale". Il sottosegretario Mantovano: "Grazie a Meloni meno ingressi illegali. E Bruxelles affronta il problema". Ma Bonelli (Avs): "Servono canali legali per chi arriva"
di Caterina Maniaci domenica 5 luglio 2026

3' di lettura

Silenzio e un gran vento, su Lampedusa. E su papa Leone XIV, che è qui, in questo fazzoletto di terra più vicino alla Tunisia che all’Italia, per questa visita che si svolge nel silenzio e nella preghiera, prima al cimitero di Cala pisana, poi alla Porta d’Europa e infine al Molo Favaloro, d’ora in poi rinominato Molo Papa Francesco.

«Santità, grazie per aver visitato il cimitero dei migranti. È l’unico leader al mondo ad averlo fatto», dichiarerà poco dopo Tareke Brhane, presidente del Comitato 3 Ottobre, organizzazione no profit fondata dopo il naufragio del 3 ottobre 2013.

IN PREGHIERA

Dopo l’arrivo - con il sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei Ministri, Alfredo Mantovano, che lo accoglie all’aeroporto a nome del governo italiano - il Pontefice comincia la visita proprio dal cimitero che raccoglie i resti dei tanti morti in mare. In ginocchio, depone una corona di fiori sulle tombe dei migranti segnate da croci di legno.

Insieme a lui monsignor Alessandro Damiano, arcivescovo di Lampedusa, il parroco, don Carmelo Rizzo, e il cardinale Baldo Reina, vicario della diocesi di Roma. E poi la commovente sosta alla Porta d’Europa, dove incontra due famiglie, una composta da migranti e una coppia che ha adottato un bimbo che ha perso il padre in mare. Anche un bimbo arrivato sull’isola da neonato e senza la mamma, che ora ha una nuova vita, saluta il Pontefice e gli regala un pallone. Tanti gesti, tanti simboli.

Quando attraversa la Porta, papa Leone attraversa un tratto scoglioso: un soffio di vento più forte gli fa volare la papalina in mare. Al Molo Favaloro svela la targa che intitola il Molo a papa Francesco. Subito dopo Prevost ha saluto alcuni migranti ospitati nell’hotspot. Tra i presenti, nelle varie tappe della visita, anche Claudio Baglioni.
Davanti ai 4mila fedeli riuniti per la Messa, ecco il pressante appello all’Europa dal «potenziale unico» per affrontare la crisi migratoria «in un piano strategico di lungo periodo» che rispetti la dignità di ogni persona.

Nell’omelia il Papa ricorda che «da questo estremo lembo d’Europa nel mare Mediterraneo, la chiamata epocale che il fenomeno migratorio rivolge alle società europee». Anche per questo aspetto «l’Europa possiede un potenziale unico, che le deriva dalla sua storia e dalla sua cultura, e quindi una pari responsabilità», sottolinea, per essere in grado di «accogliere, proteggere, promuovere e integrare i migranti e, nello stesso tempo, lavorando per lo sviluppo, così che nessuno sia costretto a emigrare. Tutto questo vigilando sul rispetto della dignità di ogni persona. È un compito delle istituzioni pubbliche ma anche di tutta la società civile e della Chiesa». E conclude l’omelia con «O’scià!», la formula di saluto dei lampedusani, “mio respiro”.

NUMERI DIVERSI

«Un’Europa che oggi è più attenta a quello che avviene sull’isola», commenta il sottosegretario Mantovano, presente a nome del governo, dopo che tre anni fa vi si sono recate la premier Giorgia Meloni e la presidente della Commissione Ue Ursula von der Leyen. «I numeri sono completamente diversi, ed è diversa la situazione dell’hotspot», spiega Mantovano, aggiungendo che il sistema può essere ancora migliorato, tutelando il diritto a non emigrare e contrastando il traffico «che continua a causare lutti e sofferenze». Apprezzamento anche dalla Lega: «Abbiamo sempre contrastato i trafficanti di esseri umani, che causano sofferenza e tragedie. Con Salvini all’Interno sbarchi calati del 90% e morti più che dimezzati». Dal centrosinistra, si preferisce richiamare quello che Angelo Bonelli, (Avs) definisce «l’appello che l’Ue non può permettersi di ignorare. Quando il Pontefice contrappone la logica della forza a quella della pace, indica l’unica strada possibile: canali legali e sicuri, rispetto della dignità umana».

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