Antonio De Rensis scopre le carte. Il legale di Alberto Stasi, a Filorosso, su Rai 3, durante il solito spazio dedicato al caso Garlasco, ha rivelato per la prima volta che la difesa non lavorerà solamente sulla revisione del processo: "L’avvocato Bocellari è stata chiara, la difesa Stasi, cioè lei e io, non solo lavoreremo per la revisione, ma andremo a fondo anche a tutto ciò che è stato sopra, sotto, avanti e indietro a ogni atto. Questo perché noi riteniamo che l’indagine che ha portato a un processo che ha portato a una condanna abbia elementi che non possono passare come un pasticcio. Sono irregolarità, a casa mia sul Pianeta Terra sono un’altra cosa".
De Rensis, rivolgendosi poi a Rita Cavallaro, giornalista di Gente e Il Giornale presente in studio, dice: "Posso dire una cosa senza timore di essere smentito, non ho mai visto un attacco così feroce nei confronti di una Procura della Repubblica. Mi ha stupito vedere qualche suo collega che difende ogni magistrato da Bolzano a Palermo, ma gli unici che non ha difeso sono quelli di Pavia. Ricordo a me stesso che i magistrati sono quattro, quindi sottolineo che si tratta di un pezzo dello Stato. Quando ci inginocchiamo di fronte alla sentenza che ha portato Alberto in galera dieci anni e mezzo, giustamente, dobbiamo ricordare che la Procura è lo Stato, come lo è stata la sentenza che ha condannato Alberto. Rispetto quindi per l’una, ma anche per l’altra".
E ancora: "Nel 2008 non c’era nessun complotto ai danni di Sempio, c’era un’indagine cementata, piena di errori e orrori a carico di Stasi, le audizioni dei tre amici in contemporanea vengono fatte poche ore prima della chiusura indagine. Chiedo alle migliaia di appartenenti alle forze dell’ordine, se all’interno di una caserma un cittadino si sente male al punto tale da veder arrivare l’ambulanza vogliamo credere che il più alto in grado non venga interessato e non debba andare a vedere? E se a uno viene un infarto il più alto in grado cosa fa, è impegnato a fare un altro verbale e si disinteressa? Se mi sento male il comandante della stazione arriva, perché vogliamo disegnare una realtà diversa da quella vera? Nessuno parla di complotti, ma di un’indagine che nel 2008 a ottobre era già finita, Stasi era già impacchettato nella sua colpevolezza. Tanto è vero che quando Porta e Occhetti trovano l’alibi l’orario della morte viene retrodatato, purché ci fosse Alberto coinvolto, questa è storia".