"Vendetta o favore?" si domandava Alessandro Sallusti sulle colonne di Libero. E non solo lui. L'attentato a Sigfrido Ranucci, il cui mandante sarebbe l'amico Valter Lavitola, insospettisce anche Repubblica. Il quotidiano, da sempre vicino al Ranucci-pensiero, non può non sollevare qualche dubbio. Ed ecco che a poche ore dalle accuse contestate dal pm all'ex editore e giornalista, si legge: "Alla fine di questa triste storia, come diceva Vasco Rossi, qualcuno forse troverà il coraggio di spiegare come sia stato possibile, in quale universo parallelo è potuto accadere che il principe del giornalismo investigativo, Sigfrido Ranucci, si sia trovato a fare coppia fissa, tavolo insieme, confidenze, progetti e amicizie, famiglie e chissà cos'altro con il principe degli intrighi: Valter Lavitola".
Lo stesso conduttore di Report, appresa la notizia, si è detto "sconvolto, Lavitola è un amico" e ha ammesso che da anni i due si sentono "quasi tutti i giorni". "Ranucci - scrive il quotidiano diretto da Mario Orfeo - conferma oggi che Lavitola fosse diventato una sua fonte, lo aiutava con alcune inchieste, magari arrivava a ravanare dentro bidoni, a frugare in antri dove un cronista ufficiale di Report non avrebbe avuto accesso, chissà (...). L'amicizia si allarga anche alle famiglie, ai figli".
L'ultima trovata dell'ex galeotto? Per Repubblica includeva proprio il giornalista: "Mescolando risotti allo scoglio nella cucina di Monteverde, Lavitola sognava il conduttore di Report come il papa straniero che poteva salvare il centrosinistra dal duello Schlein-Conte, il federatore dotato del carisma per vincere le elezioni e arrivare a palazzo Chigi. Si era fatto fare dei sondaggi, consultava esperti. 'E quando tu sarai presidente del Consiglio, io sarò il tuo Gianni Letta', fantasticava Lavitola a cena con Ranucci. Oggi, prima dell'interrogatorio, Lavitola con gli amici si professa innocente, nega di aver tradito il suo 'amico fraterno', si dichiara vittima di un clamoroso errore". E se invece fosse tutto vero? "A quel punto andrebbe aperto lo scrigno delle possibili motivazioni". E chissà, magari "un finto attentato per far passare Ranucci come vittima della mafia. Chi avrebbe potuto toccarlo a quel punto? Un delitto sì, ma di amicizia, fatto per amore. La verità, forse, ce la racconterà lo stesso Lavitola tra qualche anno".