Oscar Cedrangolo, ex Procuratore Generale, è tornato a parlare del caso di Garlasco durante un’intervista a “Zona Bianca” su Rete 4. A dieci anni dalla sua requisitoria controcorrente in Cassazione, con cui chiese l’annullamento della condanna a 16 anni inflitta ad Alberto Stasi per l’omicidio di Chiara Poggi, Cedrangolo ha commentato le novità della nuova inchiesta della Procura di Pavia, che sembrerebbe escludere la presenza di Stasi sulla scena del crimine. L’ex magistrato ha però rifiutato qualsiasi lettura in chiave personale o di riscatto. Alla domanda se provasse soddisfazione per la piega presa dagli eventi, ha risposto con fermezza: “Non ho ovviamente alcun bisogno di riscatto morale. Provo amarezza per una distinzione in realtà provocata da una decisione non adeguatamente motivata e provo amarezza per una ignobile bagarre avvenuta a suo tempo e adesso puntualmente ripropostasi”.
Ha aggiunto di non avere “ferite né coscienze da interrogare”, sottolineando “la serenità assoluta di aver interpretato al meglio delle mie possibilità il mio ruolo di Pg”. Ha poi respinto l’idea che la sua posizione fosse stata un atto di coraggio: “Non si tratta di coraggio intellettuale, civile o professionale, ma puramente e semplicemente la personale esigenza di fare al meglio possibile il proprio lavoro”.
Sul piano tecnico, Cedrangolo ha indicato come elemento più fragile dell’impianto accusatorio del processo d’appello bis proprio quello che i giudici consideravano il principale: il tentativo di accreditare l’ipotesi dell’incidente domestico. Un indizio che, secondo lui, si è rivelato “una bufala”, destinata a pesare sull’intero castello probatorio. L’intervista ha così riportato al centro del dibattito pubblico le critiche già espresse anni fa in Cassazione.