Sul caso Garlasco cala ancora una volta il peso dell’analisi di Roberta Bruzzone. La criminologa, intervistata dal Corriere della Sera, interviene sulla nuova fase dell’inchiesta sull’omicidio di Chiara Poggi, uccisa nella villetta di via Pascoli il 13 agosto 2007, e prende posizione sulle indagini che hanno riportato sotto i riflettori Andrea Sempio, amico del fratello della vittima. Per Bruzzone, però, il quadro già emerso negli anni non avrebbe bisogno di un nuovo capitolo.
“Ho studiato a fondo gli atti e continuo a ritenere che l’assassino sia stato già individuato”, afferma la criminologa. Il riferimento è ad Alberto Stasi, l’ex fidanzato di Chiara Poggi, condannato in via definitiva e recentemente tornato in libertà dopo aver scontato la pena. Secondo Bruzzone, non ci sarebbero elementi scientifici capaci di modificare quella conclusione: “Al momento non vedo elementi, anche sul piano scientifico, in grado di cambiare il finale”.
La criminologa mette in guardia anche dal rischio mediatico che accompagna i cosiddetti cold case. “Capisco quanto possa sembrare interessante riaprire casi chiusi. Da lì alla possibilità di trarne risultati concreti e decisivi ce ne passa, però”. E aggiunge: “Il rischio è di generare nuove aspettative e, soprattutto, presunti mostri che restano invischiati in storie senza un vero finale”.
Nel mirino finisce anche il coinvolgimento di persone rimaste per anni al centro di sospetti. “L’aspetto peggiore di queste storie è che prima che si arrivi alle conclusioni tante persone finiscono nel tritacarne mediatico, vittime di sospetti spregevoli e infondati”, dice Bruzzone, citando il caso di Marco Poggi, fratello di Chiara, e delle sorelle Cappa, “sempre al centro dei sospetti, ma escluse dall’inchiesta”. Sulla nuova indagine della Procura di Pavia, la criminologa è netta: “Non ci sono elementi per collocare Sempio sulla scena del delitto. Finirà con un nulla di fatto. Fatico a capire cosa abbia convinto la Procura di Pavia a ripartire”.
Un giudizio maturato, spiega, dopo un’attenta lettura degli atti: “Credo nella bontà di quello che affermo, perché approfondisco parecchio lo studio prima di parlare”. La Bruzzone, appassionata e studiosa fin dalla scuola, cominciò il suo percorso con un caso non da poco, quello del serial killer Donato Bilancia: “Avevo 25 anni. Lo trattai a fondo all’università, relatore Guglielmo Gulotta. Bilancia era un serial killer atipico perché esordì tardivamente nel crimine. Aveva un disturbo narcisistico. I narcisi sono soggetti con l’io fragile, incapaci di gestire le emozioni e di accettare i fallimenti, facili alle frustrazioni. La vergogna e il sentirsi inadeguati scatenano la rabbia che diventa uno strumento di protezione dell’io. Un meccanismo difensivo che può diventare distruttivo”. Roberta Bruzzone ripartirà a Novembre su Rai 2 in seconda serata con un nuovo progetto televisivo, “Dentro la truffa”, in cui indagherà sui meccanismi psicologici di un fenomeno dilagante nella società, a tutti i livelli.