L’ingresso nella maggiore età, declinata al maschile, derivava da una mera considerazione pratica e da una media statistica indicativa che risaliva all’epoca medioevale: la capacità fisica di sopportare il peso di una pesante armatura da cavalleria, e la piena idoneità al combattimento. L’asticella venne fissata convenzionalmente a 21 anni.
Su questo precedente storico-sociale si basarono poi i giudici e i legislatori dell’Ottocento per fissare il momento del passaggio all’età adulta nella pienezza dei poteri giuridici e dell’emancipazione. Gli Stati preunitari italiani del XIX secolo avevano il 21 come riferimento giuridico, a eccezione dello Stato della Chiesa che manteneva il 25 dell’esperienza romana, superata al ribasso dall’esperienza pratica, e il vicereame Lombardo-Veneto che adottava il codice austriaco del 1811, con soglia a 24.
CODICE PISANELLI
Con la proclamazione del Regno d’Italia e quindi con l’emanazione del Codice Pisanelli del 1865, si diventava maggiorenni e quindi non più sottoposti alla patria potestà al compimento del ventunesimo anno. Un’età che venne confermata col Codice civile del 1942, rimanendo invariata per oltre un trentennio, ovvero fino alla legge dell’8 marzo 1975 n. 39 che con una modifica spostò l’ingresso nella maggiore età a 18 anni, quando si acquisisce la capacità di agire, quindi di compiere atti giuridici e di votare, senza più l’autorizzazione di chi esercita la patria potestà.
Nel Regno Unito questo passaggio risale al 1969, in Francia al 1974. Come ogni regola, ci sono le eccezioni che possono anticipare il momento o non renderlo automaticamente produttivo di effetti. Il minore può essere emancipato a 16 anni, autorizzato a contrarre matrimonio e a compiere atti di ordinaria amministrazione come un adulto, e a entrare nel mondo del lavoro.
Altro è invece la responsabilità penale, con la parziale capacità di intendere e di volere a 14 anni, e di sostenere il giudizio davanti al Tribunale dei minorenni. La storia rispecchia le società e le esigenze delle varie epoche, e le ha plasmate. Il diritto romano prevedeva che i maschi potessero contrarre matrimonio a 14 anni e le femmine a 12, presupponendo che avessero a quell’età la capacità procreativa, oppure verificandola attraverso una ricognizione del corpo.
Ma le nozze non facevano scattare la piena capacità giuridica: si rimaneva infatti filius familias e l’emancipazione sarebbe arrivata solo con la morte del pater familias, mentre le donne passavano dalla tutela del padre a quella del marito.
Giulio Cesare perse improvvisamente il padre quando aveva tra i 14 e i 15 anni, divenne subito capofamiglia e dopo un anno poté indossare la toga virilis con l’ingresso ufficiale nel mondo degli adulti. La precocità del mondo romano è spiegabile nell’aspettativa di vita dai 25 ai 60 anni (si diventava senex a 46), che nell’evo di mezzo statisticamente oscillava tra i 30 e i 50, considerando l’alta mortalità infantile, l’esposizione a guerre, carestie, malattie ed epidemie, e l’arretratezza della scienza medica e farmacologica. SALTO DI QUALITÀ Il salto di qualità avviene nel Novecento e oggi la soglia di raggiungimento e superamento degli 80 anni, in occidente, è realistica e maggioritaria. Non sussiste quindi più il condizionamento del rinnovo e della continuità generazionale, ed è palese che la diffusione dell’alfabetizzazione e delle declinazioni culturali abbia abbassato anagraficamente il consolidamento di un patrimonio di informazioni nelle fasce più giovani. Sempre la storia ci ha consegnato anche una differente maggiore età, chiamata reale perché rispondeva alle esigenze di governo, politiche e successorie. I re potevano diventare tali nella pienezza dei poteri sovrani nella fascia d’età che andava dai 13 anni fino ai fatidici 21.
Nel 1374 Carlo V di Francia si affrancò tredicenne dalla reggenza, in base al limite minimo fissato per essere proclamati cavalieri. Questo limite era appena più alto in Inghilterra e in alcuni stati tedeschi, tant’è che Edoardo VI iniziò a firmare gli atti reali appena quattordicenne. La regina e imperatrice Vittoria iniziò il suo lunghissimo regno, che diede il nome a un’epoca, a 18 anni. Ufficialmente minorenne.