Per fare il buttafuori in provincia di Piacenza devi essere antifascista. L’ennesima bollatura, questa volta, arriva dalla Prefettura emiliano. Un giovane si è visto negata la possibilità di svolgere la mansione di addetto alla sicurezza per via della sua militanza politica.
L’azienda per la quale lavora ha presentato istanza per l’iscrizione nell’elenco prefettizio del lavoratore, ma per tutta risposta la Prefettura ha rigettato l’istanza. La motivazione?
L’assenza dei requisiti richiesti, come riporta il quotidiano Libertà di Piacenza, perché nel 2019 è stato segnato per una rissa - procedimento poi archiviato - e perché la digos di Roma lo ha indicato come partecipante, nel 2025, alla commemorazione dei militanti missini di Acca Larenzia - assassinati brutalmente nel 1978 - che si tiene, ogni anno, il 7 gennaio nella Capitale.
Inoltre avrebbe pesato sul giovane la sua appartenenza politica a CasaPound. Lesa maestà: essere militante politico stride con l’attività di buttafuori. Anche se la propria fedina penale risulta pulita. Peraltro 29 imputati erano stati prosciolti lo scorso aprile per il saluto romano del 7 gennaio 2024, davanti all’ex sede del Movimento sociale italiano di Acca Larenzia, per «non aver diffuso alcun messaggio violento o discriminatorio né si sono assunti toni di tale natura». La manifestazione «non è sfociata in disordini - come attestato dalla PG - né ha dato adito a tensioni sociali». Nessuna violazione della legge Scelba e di quella Mancino. E vista la stessa natura della commemorazione del 2025 l’esito giudiziario, potrebbe, essere il medesimo.
Basterebbe in tal senso recuperare la sentenza n.16153, del gennaio 2024, delle Sezioni Unite Penali. «La condotta - si legge - tenuta nel corso di una pubblica riunione, consiste nella risposta alla “chiamata del presente” e nel cosiddetto “saluto romano” integra il delitto previsto dall’art. 5 legge 20 giugno 1952, n. 645, ove, avuto riguardo alle circostanze del caso, sia idonea ad attingere il concreto pericolo di riorganizzazione del disciolto partito fascista». Pericolo concreto, non percepito. Ma tanto basta per negare a un lavoratore di svolgere, almeno per il momento, la propria funzione. Il giovane, assistito dall’avvocato Emiliano Lommi, contesta le motivazioni della prefettura e il legale ci dice che stanno «valutando di ricorrere al Tar».