Appena approvata la legge che cambia le regole sull’imputabilità dei minori tra i 14 e i 18 anni, subito è partito il soccorso rosso ai “maranza”. Deputati, senatori, avvocati, esperti del settore, si sono precipitati ad attaccare il governo, reo di far «tornare l’Italia al Medioevo».
Particolarmente scatenati sono i deputati del Partito democratico, che pochi giorni dopo aver fatto appelli in Parlamento per «abbassare i toni della polemica», non hanno esitato un secondo a rimettersi l’elmetto e ricominciare a cannoneggiare gli scranni del governo. E se ne sono sentite e lette di tutti i colori. La palma del surreale, però, va di diritto a Debora Serracchiani, responsabile Giustizia del Pd, che ha spiegato che «quella approvata ieri in Cdm riscrive in senso repressivo la giustizia minorile e avrà effetti su tutti i minori, sui figli di tutte le famiglie italiane, non su una categoria evocata per esigenza di propaganda». E qui, francamente un po’ ci perdiamo, perché non ci risulta che in nessuno Stato che si possa definire democratico, esistano leggi che valgono per gli stranieri e non per gli autoctoni. Cioè, se un adolescente delinque, deve essere punito indipendentemente dal fatto che sia figlio di italiani o di stranieri.
Serracchiani, però, va anche oltre, e seppur in maniera indiretta chiama i ragazzi alla piazza: «A settembre, con la riapertura delle scuole e il ritorno delle mobilitazioni studentesche (notoriamente fomentate da sinistra e sindacati rossi, ndr), migliaia di ragazze e ragazze torneranno legittimamente nelle piazze. Con queste norme il rischio è che verranno affrontati come un problema di ordine pubblico». E qui tocca capirsi, perché con le nuove norme nessuno ha leso il diritto a manifestare, ma se mentre lo fai sfasci mezza città e prendi a bastonate le forze dell’ordine come capitato con l’assalto della Stazione Centrale a Milano lo scorso autunno -, beh che finisci arrestato pare logico.
Poi, sempre per «smorzare i toni», molti parlamentari del Pd hanno postato sui social l’immagine in bianco e nero della premier con la scritta: «Con lei anche i vostri figli possono andare in carcere».
Chi commette reati e fa parte di una baby gang dovrà rispondere delle proprie azioni, anche se minorenne.
È la stretta anti maranza del Governo Meloni. La sinistra, invece di osteggiarla, dovrebbe sostenerla. pic.twitter.com/dJEmvldXOJ— Fratelli d'Italia (@FratellidItalia) July 24, 2026
Un attacco al quale Giorgia Meloni ha risposto con ironia tagliente: «”Con lei” i vostri figli possono andare in carcere se delinquono - srive -. Per tutti gli altri stiamo lavorando perché possano crescere in un’Italia più sicura, con più opportunità e più futuro». Poi aggiunge un post scriptum indirizzato al Pd: «Grazie per aver contribuito a far conoscere questa norma di buonsenso».
Attacchi alla Meloni sono arrivati anche da Fransceco Boccia («Ci sta portando sulla porta dell’inciviltà») e dal M5S («Questo esecutivo va avanti a testa bassa commentando sempre gli stessi errori»).
Da segnalare anche il “duello” tra educatori. Se da un lato il cappellano del carcere minorile Beccaria di Milano, don Claudio Burgio è contrario perché «i ragazzi a 14, 15, 16 anni sono profondamente incoscienti, ancora immaturi e a volte non riescono a capire la gravità delle loro azioni».
Dall’altro il parroco di Caivano, don Maurizio Patriciello si schiera col governo: «Questi ragazzi sono diventati pericolosi. Ai miei tempi si prendevano a pugni, oggi affondano i coltelli. Lo Stato ha il dovere di difendere i più deboli». Contro il provvedimento anche associazioni come Libera, Gruppo Abele e Unicef Italia. Mentre le Camere penali avanzano dubbi di costituzionalità.
Dall’altra parte Enrico Costa, capogruppo alla Camera di Fi spiega: «Il Governo è intervenuto correttamente attraverso un disegno di legge che consentirà di avere tutto lo spazio in Parlamento per approfondire i profili tecnico giuridici». Più tranchant il vicepresidente del Senato Gian Marco Centinaio: «Non capisco le polemiche. Ci sono delle regole, delle leggi che devono essere rispettate sia che hai un anno o 99...».