È che ormai tutto fa polemica. Un’immagine (magari estrapolata da un video più complesso), un elemento commentato e condiviso dagli esperti della rete (che poi esperti non lo sono mai), addirittura una chiazza di sangue, che diventa il caso del giorno, il giallo dentro al giallo, la contestazione sulla contestazione, perché come-è-possibile, è-un-indecenza, eccola-lì-la-prova-provata-della-violenza-subìta-da-Fakir.
E invece no. O meglio, invece converrebbe fare un passettino indietro e smetterla di accusare, incolpare, incriminare senza aver prima incamerato il parere ufficiale dell’autopsia (eseguita venerdì) e senza aver aspettato le analisi forensi su quei benedetti filmati che han già fatto il giro del web. La questione, per chi è disposto a lasciar perdere i preconcetti o i partiti presi a prescindere, è un pochino differente.
E forse non è nemmeno tanto strano che, a inizio pomeriggio, ieri, sia proprio il medico legale della famiglia Fakir, Vittorio Fineschi, a ricordare che «nei casi complessi in cui si ipotizzano meccanismi asfittici da compressione occorre sempre essere molto cauti nell’interpretazione diagnostica». Premessa che serve per dire che sì, si sta facendo piena luce (perché è giustissimo così e ci mancherebbe il contrario, in fondo è morto un uomo e nessuno nega il dramma, il lutto e lo strazio), ma che al contempo no, non è tutto già chiarito, serve tempo, serve cautela, serve non creare un pandemonio per poter procedere con tranquillità.
Prendi quel sangue. Mentre moriva, Abderrahim Fakir, su quel dannatissimo asfalto di via Italo Svevo, a Bologna, una settimana fa esatta, coi poliziotti che stavano intervenendo perché era in escandescenza, aveva del sangue nei polmoni. «L’ha inalato perché l’hanno battuto», sbotta l’avvocato della sua famiglia Fabio Anselmo, «cosa c’entra la cocaina?». La cocaina potrebbe c’entrare perché è una delle ipotesi al momento al vaglio (se il marocchino l’avesse assunta e questa gli avesse procurato un infarto? Non si tratta di una teoria strampalata tanto che, tra gli esami anatomopatologi disposti c’è anche quello delle indagini tossicologiche), ma il punto è un altro. È che del sangue si è iniziato a parlare anche per delle chiazze visibili sotto la sua testa (pure queste riprese nei video): e allora?
«Lo si vede senza dubbio dalle immagini», fa notare il difensore dei due agenti coinvolti Gabriele Bordoni, «quando Fakir si divincola dalla presa (durante l’intervento, ndr) si mette su un fianco, una volta andato sul fianco per mordere il polpaccio di un poliziotto si ferisce contro l’asfalto. Poi, con lo spray (per immobilizzarlo viene impiegato anche lo spray al peperoncino, ndr) si ritrae velocemente e, nel farlo, va nuovamente a ferirsi alla nuca». Nessuna aggressione, insomma.
Bordoni, tra l’altro, è uno di quegli avvocati seri che cercano di stare lontano dalle discussioni e che raccontano i fatti solo per quelli che sono: «Sia dall’autopsia che dalla visione dei filmati emerge che si possono categoricamente escludere fatti di violenza e di eccesso di contenimento», spiega a Libero, e anche parlare di schiacciamento è fuorviante dato che «il busto di quest’uomo non viene mai sovrastato. Dalla tac eseguita giovedì risultano non solo fratture ma nemmeno infrazioni, cosa che è un ulteriore elemento va in questa direzione perché alle volte, in situazioni simili, se uno è robusto può evitare la frattura, ma l’infrazione (la rottura parziale di un osso, ndr) non la si evita mai».
«Quando qualcuno osserva, per buttare fango e creare disagio, che c’è stato un ginocchio che schiacciava, no; che qualcuno si è seduto sopra Fakir, no; che gli è stato ostruito il collo, ancora no. Niente di tutto questo. La testa è tenuta ferma esattamente secondo il protocollo, anzi con l’accortezza di metterci una mano sotto proprio per evitare che si poteva far male».
I due poliziotti che segue Bordoni, in questi giorni, non sono in servizio: uno ufficialmente è in ferie, l’altro in malattia, ma «sono entrambi molto toccati dall’accaduto: hanno visto una vita che veniva meno proprio davanti ai loro occhi. Per quanto abbiano fatto tutto il possibile non sono riusciti a evitare il peggio. Ora abbiamo raccolto i dati macroscopici, per i dettagli e le determinazioni dovremmo aspettare gli esiti medico-legali». Ecco, appunto. A proposito delle chiacchiere.