Giovani, giovanissimi (quattro dei sei ragazzi appena arrestati dai carabinieri di Roma hanno tra i 20 e i 21 anni). Immigrati irregolari o di seconda generazione (quelli pizzicati dalla procura romana sono, in massima parte, egiziani). Disoccupati. Senza una dimora fissa epperò con l’ultimo modello di iPhone in tasca, magari rubato a un disgraziato che è capitato loro sotto tiro (oppure acquistato coi proventi dei loro tanti colpi). La fotografia (anzi, l’identikit) dei maranza lo scatta la procura capitolina. È lì, nero su bianco, adesso, pure un po’ a futura memoria per quanti ancora minimizzano, in una nota allegata al decreto di fermo che il pm Nadia Plastina e il procuratore aggiunto Giovanni Conzo hanno firmato nei confronti di una mezza dozzina di poco più che adolescenti.
GRUPPI CRIMINALI
La definizione è testuale: trattasi di «un gruppo criminale operante nel centro storico e dedito alla commissione di una serie indefinita di reati di carattere predatorio». Primo, (per gli inquirenti) sono ragazzini arrivati irregolarmente in Italia dall’Egitto o al limite coetanei che, «divenuti maggiorenni, hanno lasciato i centri di accoglienza minorili nei quali erano stati ospitati». Secondo, vivono «di espedienti e, soprattutto, del provento dei reati», che permette loro di comprarsi il telefonino «di ultima generazione e abiti firmati». Terzo, sono organizzati.
Non si tratta mai di un “episodio isolato”, non è lo stato di necessità, ma quale bravata dettata dalla noia estiva o dall’età? Si dividono (semmai) in «batterie», cioè in micro-gruppetti che vanno dalle due alle otto persone; circoscrivono il «territorio di caccia» (Ponte Sisto, il Lungotevere, largo Argentina e l’area attorno al Colosseo che funge da «base di partenza e di rientro dei raid»); si danno orari ben definiti, tipo turni di “lavoro”, tra la mezzanotte e le quattro del mattino, in modo da sfruttare «l’oscurità e il minor passaggio di persone»; si spostano solo in monopattino e in bicicletta, entrambi presi a noleggio ed entrambi mezzi che li rendono «altamente mobili» e ben difficili da rincorrere addirittura dalle forze dell’ordine. «Il (loro, ndr) bersaglio prediletto è il turista, preferibilmente da solo o in coppia»: lo agganciano all’uscita di uno dei tanti locali che animalo la movida capitolina, se è alticcio o ha bevuto qualche birra di troppo tanto meglio perché «l’assunzione di alcolici da parte delle vittime diminuisce la loro reattività e il loro livello di attenzione».
IL MODUS OPERANDI
Una volta individuata la “preda” puntano giusto su due cose: gioielli (soprattutto collanine in oro) e cellulari. In questo modo, con una frequenza che ha dell’incredibile, solo nell’ultimo mese e solo a ridosso di largo Argentina, le retate messe a segno e ufficialmente registrate (particolare che significa che potrebbero tranquillamente essercene altre) sono venti.
Tra l’altro a loro, ossia ai maranza del centro di Roma, che poi a ben vedere non sono molto dissimili dai maranza di Milano (giusto qualche giorno fa due minorenni sono state arrestate per aver rapinato una donna ed essersene pure vantate sui social) o di Trieste (martedì un paio di ragazzini hanno sprizzato dello spray urticante negli occhi di una coppia seduta a un bar) o di qualsiasi altra città del Paese, frega niente o poco. Strafottenti, altezzosi, mezzi bulli e mezzi arroganti che fanno gli smargiassi pure con la polizia o coi vigili che provano a far rispettare la legge. Fanno, invece, loro, furti con strappo e rapine impiegando modalità «particolarmente violente» (che prevedono, appunto, l’uso dello spray al peperoncino).
Gli investigatori romani, ora, parlano apertamente e per la prima volta di una vera «subcultura» del fenomeno che, checché ne dica qualcuno, quelli del ma-son-giovani e bisogna-capirli e del perbenismo che fa rima con permissivismo, è «già ampiamente noto nella città di Milano» (ecco) nella quale «attira continuamente decine di giovani immigrati di seconda generazione i quali si riconoscono nei modelli sociali che (il “mondo maranza”, ndr) propone». Dopotutto basta spulciare la rete, la cartina di tornasole digitale dei giorni moderni, fatta di clip e video musicali caricati su YouTube (e pure seguitissimi) in cui gruppi di giovani si filmano «mentre maneggiano coltelli, pistole e soldi inneggiando alla commissione di reati e ripetendo slogan contro le forze dell’ordine».
GLI ULTIMI COLPI
Non che servisse l’operazione della procura di Roma (sacrosanta, per carità) che ha individuato i responsabili di due diverse rapine aggravate (nella prima, il 12 luglio, a piazza Trilussa, un 21enne romano è stato accerchiato, accecato -ci risiamo- con lo spray e si è visto portar via una collana da 2.500 euro, poi, dato che evidentemente non bastava, uno dei rapinatori, mentre scappava, ha estratto due coltelli da cucina minacciando chi voleva intervenire; nella seconda, quattro giorni dopo, a Torre Argentina, è stata sottratta una collana da 1.800 euro): che la situazione si stia mettendo maluccio è sotto gli occhi di tutti. Però, almeno, questa precisazione scritta dei magistrati è una base di partenza, sgombra il campo per chi fa allarmi di allarmismo e non si rende conto, ancora, di quel che sta succedendo.