Sessantacinque persone soccorse nel Mediterraneo, tra cui dieci minori e quattro bambini. È l'ultimo intervento della Humanity 1, nave della ong tedesca Sos Humanity, impegnata nelle operazioni di ricerca e soccorso tra Malta e Lampedusa. I migranti, partiti dalla Libia, si trovavano in mare da circa tre giorni a bordo di un'imbarcazione in difficoltà.
L'intervento è stato possibile dopo la segnalazione di Alarmphone e l'individuazione dell'imbarcazione da parte dell'aereo di ricognizione Albatross One. Una volta completato il salvataggio, la ong ha informato le autorità competenti, come previsto dalle procedure, chiedendo l'assegnazione di un porto sicuro.
Il caso riaccende però il confronto politico sul ruolo delle organizzazioni non governative nel Mediterraneo. Il governo italiano contesta da tempo il sistema che vede le navi delle ong soccorrere migranti nelle acque internazionali e successivamente portarli nei porti italiani, sostenendo che il peso dell'accoglienza non possa ricadere principalmente sui Paesi di primo approdo. Roma chiede quindi alla Germania, Paese di riferimento di diverse organizzazioni, di richiamare le proprie ong o di considerare i migranti trasferiti in Italia nel meccanismo europeo di solidarietà. Nel caso della Humanity 1, il Viminale ha assegnato come porto di sbarco Ravenna. Sos Humanity rivendica il proprio operato. "È stata la società civile a salvare queste persone", ha dichiarato Antonia Bretschkow, assicurando che la ong continuerà a operare: "Mentre le ong impegnate nella ricerca e nel soccorso vengono denigrate, la politica europea ha ancora una volta abbandonato le persone al loro destino. È stata la società civile a salvare queste persone”, scrive in un post Sos Humanity. "Qualunque cosa accada, continueremo a soccorrere, a testimoniare e a proteggere". Lo scontro è aperto.