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Nuove carte su Ranucci: depistaggi e spot sospetti, ecco il lato oscuro di Report

di Giacomo Amadori giovedì 20 agosto 2026

6' di lettura

L’indagine sul vero movente della bomba esplosa davanti alla casa di Sigfrido Ranucci resta un mistero. Uno dei pochi punti fermi è che il mandante sarebbe il faccendiere reo confesso Valter Lavitola. Ma alle motivazioni che ha addotto per giustificare il suo gesto i magistrati non hanno creduto. Sicuramente non è stato di grande aiuto per dipanare la matassa neanche il (quasi ex) conduttore di Report. Infatti nel suo verbale di sommarie informazioni, rese il 2 luglio, due giorni prima della perquisizione a Lavitola, è stato piuttosto confuso.

Il faccendiere si è lamentato di non essere stato avvertito dall’amico giornalista sui sospetti che erano sorti sul suo conto in Procura, ma a Libero risulta che nessuno degli inquirenti in quel faccia a faccia abbia scoperto le carte, anticipando al conduttore ciò che bolliva in pentola. Ranucci quel giorno non si è mostrato ai magistrati in forma smagliante. Chi lo ha sentito ha parlato di dichiarazioni quasi farfugliate.

E, a un certo punto, Sigfrido avrebbe sostenuto che l’attentato non sarebbe stato organizzato contro di lui, ma sarebbe stato un messaggio indirizzato a qualcun altro. Un concetto che la parte offesa avrebbe ribadito più volte. Allora i pm gli avrebbero chiesto chi fosse, a suo giudizio, il destinatario, ma Ranucci non avrebbe saputo rispondere. Di certo il conduttore, nell’occasione, non ha mai fatto il nome di Lavitola e, quindi, non ha riferito che il 7 settembre l’amico oste lo aveva messo in guardia da un possibile killer manovrato da due agenti del Mossad, M160 e M1120. Non ha neppure detto che il famoso «Corrado» che gli esecutori materiali volevano tenere al riparo dalle indagini era, a suo giudizio, l’ex agente dei servizi segreti Marco Mancini. Questo l’ha dichiarato ai giornalisti, mentre con i pm ha fatto riferimento solo a un Corrado Moccia, membro dell’omonimo clan. Ma una volta fuori se l’è presa con gli inquirenti che non avrebbero fatto abbastanza per trovare il Corrado giusto: « Ma andassero a cercare chi cazzo è questo Corrado...».

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LA PISTA GIUSTA
Certo non è facile individuare la pista giusta considerando lo scarso contributo che lo stesso Ranucci sta dando alle indagini. Per esempio Lavitola, dopo la perquisizione subita e una telefonata di due ore con il conduttore, aveva commentato: «Mi ha dato molte informazioni, mi ha aiutato a chiarire le cose, questo porterà a una confusione terribile». Per non parlare della vicenda del servizio di Report sull’acquisizione sospetta del cantiere navale Vittoria di Adria (Rovigo).

Una storia raccontata con l’aiuto dell’allora amministratore delegato e socio Francescomaria Tuccillo, ex manager pubblico in aziende come Finmeccanica e Piaggio Aerospace, e della sua compagna Valentina Castanini, cooptata nel cantiere come direttore generale. I due, oltre che fonti, sono amici di Ranucci, a cui hanno organizzato la presentazione del libro La Scelta a Verona nell’ottobre del 2024. Tuccillo, uomo di mondo considerato vicino all’ex direttore dell’Aise, la nostra intelligence estera, Alberto Manenti (le loro conversazioni, penalmente non rilevanti, sono state intercettate in una vecchia inchiesta su Finmeccanica), disse a chi scrive che il conduttore lo aveva messo in guardia sul cantiere: «So che stai andando là. Stai attento perché è un cantiere brutto, sporco eccetera, ti mando Daniele...» gli avrebbe scritto Ranucci.

Ma l’inviato Daniele Autieri ai magistrati ha raccontato un’altra storia: «Tuccillo è effettivamente una fonte di Report [...] con lui abbiamo instaurato un buon rapporto tra fonte e giornalista [...]. Nel mese di luglio (2025, ndr), Tuccillo mi ha riferito di aver rilevato delle “stranezze” all’interno dei cantieri Vittoria, precisandomi che c’era stato un accesso della Gdf che aveva chiesto atti economici e che in conseguenza di ciò si era posto in situazione di protezione».

Quindi a dare il «la» al servizio sarebbe stato lo stesso Tuccillo. Che, incidentalmente, alla fine degli anni ’90 è stato anche l’avvocato di Lavitola, personaggio che ha incrociato anche quando entrambi lavoravano per Finmeccanica. Ed eccoci a un ulteriore possibile tentativo di confondere le acque. A luglio Fratelli d’Italia ipotizza un possibile coinvolgimento di Lavitola nel servizio sul cantiere navale. Ranucci, con noi, il 10 luglio scorso, esclude totalmente questa possibilità: «Ho letto agenzia di Fdi. Una stronzata. Lavitola con l’inchiesta sul cantiere non c’entra nulla. È un depistaggio». Peccato che lo stesso giorno, in Procura, Autieri stesse facendo mettere a verbale esattamente il contrario: «Ho conosciuto Lavitola nel marzo 2026. Me lo ha presentato Ranucci come possibile fonte per la mia inchiesta sul cantiere navale, avvisandomi di prendere ovviamente con le pinze quello che mi avrebbe detto». Tra il 12 e il 28 marzo i due si sentono e vedono più volte. Lavitola «era convinto che dietro all’attentato ci fossero i servizi segreti italiani ed israeliani, poiché tra le aziende fornitrici del cantiere ci sarebbero alcune aziende di Stato israeliane, molto potenti». Il faccendiere indica i nomi di quattro ditte e Autieri verifica se avessero rapporti con la struttura veneta: «Il cantiere mi ha risposto che non erano loro fornitrici» rivela ai magistrati l’inviato.

Ma Tuccillo, ex avvocato di Lavitola, oltre che fonte rodata di Report, sostiene che abbia ragione il faccendiere: «Successivamente ho fatto una verifica con Francescomaria Tuccillo, già amministratore delegato del cantiere, il quale, invece, mi ha confermato che l’azienda Ebit sistems forniva effettivamente attrezzature radar al cantiere». Lavitola avrebbe «consigliato di inviare una mail direttamente alle aziende» dicendo ad Autieri che se l’avesse fatto «lui avrebbe poi potuto sapere se queste aziende si fossero “mosse” in qualche modo». Ma l’inviato decide di interrompere «gli approfondimenti richiesti da Lavitola» e la collaborazione con lui, ritenendo il faccendiere «una fonte non così affidabile».

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QUANTE STRANEZZE
Ma le stranezze nel servizio sul cantiere non sono finite. Il proprietario, il geologo Roberto Cavazzana, il 4 maggio 2026, ha querelato per diffamazione Ranucci, Autieri, Tuccillo e Cristanini. «La denuncia è in fase d’indagine ed è stata iscritta presso la Procura di Venezia» ci fa sapere l’avvocato Davide Adami. Per lui il servizio che lo metteva «in relazione in modo del tutto arbitrario con la Camorra e con l’attentato subito dal dottor Ranucci in data 16 ottobre2025», potrebbe essere stato «architettato» dallo stesso Tuccillo, «forse animato da finalità velatamente estorsive».

Ma la parte più interessante della denuncia è un’altra, quella dove Cavazzana punta i riflettori su una curiosa coincidenza: «Si noti che tra i più stretti collaboratori che hanno affiancato il Tuccillo nella rovinosa gestione di Cnv, in particolare, v’è Valentina Cristanini, direttore del Cantiere Navale [...] e la sua Cris@Consulting S.r.I., che pare avere un ruolo di rilievo nella Cristanini S.p.a. (società attiva nel comparto della difesa tanto da essere audita alla Camera dei deputati nel 2021)» si legge nel testo della querela. Ma eccoci al passaggio più sensibile: «La Cristanini spa è la società di cui, non poco sorprendentemente, appare addirittura uno stacco pubblicitario (allegato alla querela, ndr) durante il servizio di Report sul sottoscritto».
Una «circostanza che dimostra», secondo il denunciante, «senza possibilità di equivoco, la complicità tra Tuccillo, forse la Cristanini e la trasmissione Report, finalizzata a tentare dolosamente di distruggere la reputazione» dello stesso Cavazzana. Le ragioni? «Non mi sono note e tuttavia sospetto siano legate al tentativo di farmi desistere dalla guida del Cantiere, per subentrarvi» puntualizza il geologo.

Quindi Cavazzana aggiunge: «Sarebbe interessante comprendere a che titolo e in che modo il servizio pubblico televisivo abbia concesso a un soggetto pienamente coinvolto nei fatti oggetto del servizio televisivo, qual è la Cristanini (che compare intervistata nel primo servizio di Report sul Cantiere andato in onda con il titolo di “Battaglia navale”) perfino di speculare sulla mia diffamazione, facendo pubblicità alla Cristanini spa». Ricordiamo che nei giorni scorsi non sono mancate le polemiche per il piccolo finanziamento erogato da una società che produce cibo vegano per la realizzazione di un docufilm sull’allevamento intensivo dei maiali, mandato in onda da Report. Ora ecco questo nuovo capitolo: la tv di Stato avrebbe ospitato la pubblicità dell’azienda di famiglia della dg che in quel momento stava contribuendo come fonte alla realizzazione di un servizio della stessa trasmissione.

Quanto è costato alla Cristanini spa quello spot? Ma soprattutto il pagamento è servito per finanziare la realizzazione del servizio che, secondo il titolare, puntava a fargli perdere il cantiere? Non abbiamo nessun elemento per poter dire che la Cristanini spa fosse al corrente del contenuto del reportage, né che l’azienda sia coinvolta in azioni men che lecite, ma è indubbio che ci troviamo di fronte all’ennesima accusa di un uso poco limpido della principale trasmissione d’inchiesta del servizio pubblico.

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