Mancano solo Spiderman, Godzilla e i Power Rangers. E poi ci sono tutti dentro il complottone che, secondo Sigfrido Ranucci, poteri occulti avrebbero ordito per stroncare la sua carriera. Lavitola sarebbe solo un comprimario per il conduttore (ex?) di Report. «Un mandante sopra? Mettete in fila tutti i nomi e capite chi è, o meglio chi sono. C’è una chiara regia nella manovra della comunicazione successiva alla bomba contro di me: un piano globale, con noti terminal interni nell’informazione controllata dalla destra italiana. L’obiettivo è la delegittimazione della magistratura e del giornalismo indipendenti, per arrivare a una democrazia della sorveglianza fondata sull’allarme sociale: disegno trumpiano, che però guarda caso riprende il piano di Licio Gelli e della P2», ha detto ieri a Repubblica Sigfrido. Addirittura.
I MEDIA DI DESTRA
Ma non è finita qui, purtroppo. Se un suo amico gli ha piazzato una bomba sotto casa per far sì che gli rinforzassero la scorta all’interno di un disegno più ampio finalizzato a farlo correre come premier del “campo largo” - dopo che lo stesso Ranucci aveva visionato e corretto i quesiti di un sondaggio confezionato da Lavitola -, è anche colpa delle camicie nere.
«Dopo la sconfitta al referendum sulla giustizia, vedo interessi personali e commerciali decisi a demolire Report: in particolare emerge il riaffacciarsi di una galassia politica fascista, mobilitata per soffocare la democrazia in Italia e in Europa», ha tuonato Sigfrido. E poi via di attacchi ai «giornali del gruppo Angelucci» che «spacciano per buste paga personali le note spese di inchieste e trasferte anche all’estero». Evidentemente la privacy vale solo per gli altri.
Quanto alla pericolosa amicizia con Lavitola, Ranucci non intende rinnegare nulla: «Qual è il problema? In Rai vadano a vedere chi sono gli amici degli altri, a partire da Luigi Ciavardini. Siamo al punto che perfino Selvaggia Lucarelli mi imputa rapporti spregiudicati: sarebbe interessante citare i suoi». Pronta la replica a mezzo social della diretta interessata: «Scusa, Ranucci? Chi frequenterei io? Sono molto stupita dalla frase modalità pizzino su di me. A parte che nel mondo del giornalismo fatto da persone perbene si risponde su ciò che l’altro ha scritto, non attaccando chi ha scritto. L’argomentum ad hominem per delegittimare chi scrive e fa il suo lavoro però me lo aspetto dai fasci, non da Ranucci». Evvai, fascisti ovunque. Pure Sigrifo diventa un “camerata” nella zuffa progressista.
LO SCONTRO
Selvaggia è incazzata nera (no, non è un’allusione al Ventennio): «Dovrebbe essere così gentile da evitare allusione e dire con nomi e cognomi quale brutta gente o criminali e pregiudicati sarebbero miei amici o confidenti o frequentazioni». E ancora: «Racconta pure Ranucci, sennò sembra una intimidazione allusiva e un metodo molto poco nobile di non rispondere sul merito lanciando ombre su chi ti critica».
Il delirio di Ranucci, a Lavarone, in Trentino, alla sua prima uscita pubblica dopo l’arresto di Valter Lavitola per presentare il suo libro “Il ritorno della casta”, ha toccato pure Musk, Bezos, Bannon, Thiel, Esperia, Netanyhau e pure chi gestisce i social di Palazzo Chigi. Chi più ne ha più ne metta. Sarebbero loro a mettere in pericolo «la democrazia e la Ue» perché «ormai tecnologicamente padroni del nostro destino». Insomma, è tutta una cospirazione internazionale delle destre. «Dovrebbe rispondere alle domande che gli abbiamo fatto noi di Esperia sul suo libro “La Scelta”, sulle sue relazioni con fonti e stagiste. E soprattutto: su quali fatti concreti sostiene che Esperia faccia parte di questa fantomatica regia internazionale? Perché noi non abbiamo bisogno di complotti. Abbiamo fatto delle domande. E stiamo ancora aspettando le risposte», hanno commentato dalla piattaforma di informazione.