Il cuore, almeno quello, non aveva tradito. Nessuna malformazione, nessuna patologia pregressa capace di spiegare da sola la morte di Abderrahim Fakir. È il primo dato che emerge dagli approfondimenti specialistici disposti dalla Procura di Bologna sul 42enne morto il 19 luglio al Pilastro, durante un intervento di polizia. Un tassello che restringe il campo, ma non chiude il caso e, anzi, rende ancora più importante stabilire che cosa sia accaduto negli ultimi minuti di vita dell’uomo.
Gli esami preliminari sull’organo, iniziati nei giorni scorsi nell’ambito della consulenza tecnico-medico-legale, avrebbero infatti escluso anomalie strutturali o malattie cardiache croniche. Gli accertamenti sono stati affidati agli specialisti di patologia cardiovascolare e si sono svolti alla presenza dei consulenti delle parti. Per le conclusioni definitive, tuttavia, bisognerà attendere ancora alcune settimane, insieme agli esiti completi dell’autopsia, degli esami tossicologici e di quelli istologici. L’assenza di problemi cardiaci pregressi non esclude però un evento acuto, e tra le ipotesi che dovranno essere vagliate resta anche quella di un ictus. Un elemento, questo, che andrà letto alla luce di quanto emerso dall’autopsia: la presenza di sangue non soltanto nei polmoni, ma anche nel cervello. Un quadro ancora tutto da interpretare e che, proprio per questo, non consente conclusioni sulle cause del decesso.
L’inchiesta della Procura procede per omicidio colposo con un fascicolo modello 45-bis. Nel registro delle annotazioni preliminari figurano i due agenti e i quattro volontari della Croce Rossa intervenuti quella mattina in via Svevo. Al centro della ricostruzione ci sono le fasi concitate che hanno preceduto la morte dell’uomo e le condizioni fisiche in cui si trovava.
Tra gli elementi da chiarire anche le fratture ai piedi riscontrate sul corpo. Non è escluso che possano essere compatibili con i calci sferrati da Fakir contro alcune auto nei momenti precedenti al decesso. Un’altra traccia, insomma, da collocare nella sequenza degli ultimi minuti di vita e nella ricostruzione, ancora in corso, di quella mattina al Pilastro. Per ora il cuore sembra togliere una spiegazione dal tavolo. Ma il sangue nei polmoni e nel cervello, le fratture e la dinamica del contenimento continuano a comporre un mosaico incompleto. La risposta, quella che conta, è affidata alle prossime perizie e agli accertamenti dei consulenti.