Le sue piazze, va detto, per ora non raccolgono folle oceaniche. Ma Ambrose Omo Irogho, in arte Jolly Time, sta diventando una spina nel fianco di Matteo Lepore, sindaco piddino di Bologna. Lui, nigeriano, 31 anni, 190 centimetri, amante della pallacanestro, influencer anti-degrado e anti-spaccio da centomila seguaci virtuali.
Dopo l’improvvida “chiamata alle armi” di Lepore a cadavere di Fakir ancora caldo, aveva subito preso le difese delle forze dell’ordine, tanto da organizzare un sit-in per esprimere loro solidarietà. “Pochi ma buoni, sempre della parte giusta”, aveva poi postato a mezzo social.
Jolly, che lavora in un autolavaggio, si è creato la sua popolarità soprattutto nel verde del Giardino Fava, non lontano dalla stazione centrale di Bologna. Parola d’ordine: allontanare i consumatori di crack e altre sostanze proibite che nascondono le dosi in mezzo ai giochi per i bambini. Per le sue intemerate è stato più volte aggredito, l’ultima lo scorso maggio, quando i tossici - tra l’altro pure suoi connazionali - gli hanno spezzato un polso.
DISSENSO PROIBITO
Qualche giorno dopo il quartiere organizzò una piccola marcia di protesta. «Fumano crack davanti ai bambini, hanno paura, sono stanchi. Comune dove siete?», disse Omo. I più maligni dicono che il sindaco, agli inizi, aveva provato a “cavalcarlo” politicamente come simbolo di integrazione perfettamente riuscita ma non appena le denunce social di questo ragazzone nigeriano sono divenute virali è cambiato tutto. In più occasioni ha chiesto al sindaco Lepore di farsi da parte: «Dimissioni subito.
Non sei in grado di governare la città. I cittadini onesti sono stanchi di te. Sei il peggior sindaco che ho visto».
Dopo i disordini in centro, a luglio, coi centri sociali scatenati contro le forze dell’ordine per vendicare Fakir, Jolly si espresse così: «I bolognesi non possono più resistere il dolore che questo sindaco porta a loro ogni giorno diversi problemi senza soluzione. Sono sempre con le forze dell’ordine».
Il dissenso, però, non è ben gradito nella più rossa delle città italiane. Eppure avercene di Jolly Time, visto e considerato che in circa quattro anni di attività anti-spaccio, con un filo diretto con polizia e carabinieri, ha intercettato 200 balordi col vizio della droga.
Alla testata del Master in Giornalismo di Bologna ha dichiarato: «Sto pensando di andare in Comune per chiedere di aprire un’associazione culturale, con un progetto dedicato ad allontanare chi usa sostanze negli spazi pubblici dove giocano i bambini e per riqualificare questi luoghi. Per ora sono da solo a fare questo servizio, quindi vorrei restare in questa zona, anche vicino a persone che conosco e che possono darmi una mano se succede qualcosa. In futuro vorrei fare qualcosa di più grande, con dei collaboratori».
Chissà come, e se mai lo farà, risponderà la sinistra. Ovviamente c’è chi lo apprezza per quello che fa e chi invece non condivide. «Chi non è d’accordo con quello che faccio sono solo quelli che usano sostanze», è il suo ragionamento. Le sue battaglie, però, non sono solo bolognesi: dalla difesa di Mario Roggero a quella della patria, passando per la denuncia delle tante nefandezze perpetrare da stranieri o cosiddetti italiani “di seconda generazione”.
«A CASA VOSTRA»
Poi ecco Mourad Marmouta, alias Flow Murry, marocchino, 28 anni, anche lui di Bologna, uno che va forte su TikTok per la sua linea anti-maranza. «Perché fate così?», è uno domanda ricorrente nei suoi video. Si rivolge ai nordafricani. «Perché dei cinesi o dei pakistani non sentiamo mai parlare? Non stai bene qui? Te ne torni al tuo Paese o vai in un altro. È la cosa più logica. Gli italiani sono stufi di certe cose e noi siamo stufi di passare per chissà cosa, perché c’è gente in giro che si comporta male», ha spiegato. Altri slogan, riportati sui suoi social: «Bisogna chiudere le frontiere, bastiamo già noi, prima risolviamo i nostri problemi poi pensiamo al resto!»; «Chi non rispetta le regole che se ne vada fuori dall’Italia»; «Né le forze dell’ordine né i cittadini sono tutelati! Ci vuole rispetto e disciplina!». Per il “campo largo” saranno pericolosi razzisti pure loro?