Ci sono i biglietti, lasciati nell'abitazione, trovati dagli inquirenti dopo la strage di Finale Ligure: messaggi il cui contenuto fa riferimento a un disagio di natura familiare ma non di stampo economico. È l'unica traccia del possibile movente di quello che per gli inquirenti sarebbe un omicidio-suicidio, con una modalità che al momento è confermata dai primi riscontri. Paola Siri, architetto, e il figlio Mattia di 15 anni, sono morti per primi. A sparare il marito e padre Daniele Baruzzo, 61 anni, anche lui morto, da quanto si apprende suicida. "Spero che Paola non se ne sia accorta altrimenti gli ultimi minuti della sua vita sono stati più atroci della morte", ha riferito a Il Secolo XIX un'amica di famiglia.
L'arma con cui ha sparato era legalmente detenuta: una pistola, non l'unica di quelle usate dall'uomo, che aveva il porto d'armi per uso sportivo. A dare l'allarme intorno a mezzogiorno era stato il datore di lavoro dell'uomo, che lavorava in un centro ricambi auto.
Non vedendolo arrivare, conoscendolo come estremamente preciso e puntuale, ha dato l'allarme, da cui è partito il sopralluogo con la successiva scoperta dei tre corpi senza vita. Solo successivamente alcuni vicini hanno raccontato di aver sentito in serata, intorno alla mezzanotte, l'ora del probabile omicidio suicidio, alcuni rumori provenire dall'abitazione, ma di aver ricondotto tutto a degli spari solo dopo aver appreso la notizia. Indagini sono dunque ancora in corso e secondo l'Ansa sarebbero già stati sequestrati alcuni bigliettini dove l'uomo avrebbe espresso il suo disagio acuito dalla recente perdita della madre che soffriva di Alzheimer e la forte preoccupazione per il figlio adolescente.