"Garlasco ormai è diventato qualcosa da comprare, vendere e rivendere: più dura e più il sistema mediatico è contento". Intervistato da Leggo, Pablo Trincia si è espresso molto duramente sul caos mediatico che da tempo circonda il caso Garlasco. Il giornalista e podcaster è convinto che, ormai, nessuno sia veramente interessato a scoprire la verità e che tutti "stanno cercando di guadagnarci attraverso ascolti e vendite".
"Non frega niente a nessuno di chi abbia ucciso Chiara, ma neppure di Chiara in generale", prosegue Trincia. "Nessuno sa chi fosse, cosa le piacesse. Con Elisa Claps abbiamo cercato di riportare in vita lei, raccontando le sue passioni e quello che voleva fare. Altrimenti queste persone diventano soltanto volti e nomi da vendere".
Trincia, dunque, non si vuole occupare di Garlasco in quanto "è pornografia del dolore e uno stupro mediatico. Ci sono mille casi che meritano di essere raccontati, non ha senso buttarsi tutti sulla stessa storia".
L'intervista tocca poi temi personali, anche molto delicati, come quello della terapia: "Negli ultimi quattro o cinque anni - racconta il giornalista - ne ho avuto bisogno perché ero abbastanza provato. È pesante fare questo lavoro, anche se non voglio lamentarmene: l’ho scelto io e mi piace. Ho anche accettato che il male faccia parte dell’essere umano, ricordandomi però che esistono anche empatia, aiuto reciproco e vicinanza".
Infine, Trincia svela ciò che ora lo appassiona maggiormente: "Caligola. Sto preparando uno spettacolo e vorrei diventare un divulgatore storico. È una cosa che sogno da una decina d’anni. Mi è partito il trip dell’antica Roma. Sto lavorando anche a un podcast ambientato nell’antica Roma e a un’inchiesta per Sky sul G8 di Genova. Io seguo il vento: quando una storia mi fa innamorare, le vado dietro".