«Se le forze di sicurezza ci impediscono di proseguire il corteo, gridiamo i nostri slogan e proviamo a sfondare i loro sbarramenti». La frase arriva direttamente dalla rivolta egiziana del 2011 e ricompare, 15 anni dopo, nella versione italiana di un manuale che insegna come organizzare le proteste di piazza, lo stesso diramato da Youssef Sehir e dalla moglie Sagia Hammoud nella chat Telegram del 17 ottobre, e costato a entrambi una incriminazione per istigazione a delinquere. E su cui, come rivelato da Libero ieri, son rimaste le “impronte digitali” della cognata di Sehir, Chiara Hammoud, che avrebbe lasciato nelle proprietà del pdf alcuni meta-dati a lei riconducibili.
Allora il bersaglio era Hosni Mubarak, oggi è il governo Meloni. Il testo arabo puntava all’occupazione degli edifici governativi e cercava di portare polizia ed esercito dalla parte del popolo. Quello italiano dichiara di voler contestare le politiche dell’esecutivo, ma ripropone numerose indicazioni sullo scontro con le forze dell’ordine.
Il testo “nostrano” viene indicato fin dalla prima pagina: «Liberamente ispirato dal manuale della Rivoluzione egiziana del 2011». E basta mettere i due libretti uno accanto all’altro per trovare le corrispondenze. Dalle istruzioni per riunire gruppi lontano dalla polizia al coinvolgimento dei residenti, fino all’allargamento del corteo. È identico persino il disegno del quartiere, con le case e le frecce rosse che mostrano gli spostamenti della folla. Cambia soltanto il punto d’arrivo: al posto degli edifici governativi da occupare compare un «concentramento prestabilito». Le somiglianze diventano ancora più evidenti nelle pagine dedicate all’equipaggiamento. La felpa con cappuccio è disegnata con le stesse pieghe, così come gli occhiali protettivi, che entrambi i manuali consigliano di acquistare in ferramenta o nei negozi di vernici. I guanti da intonacatore diventano «Guanti da cucina», con tanto di refuso. Compaiono mascherine FFP2, Maalox e sapone neutro, mentre kit di pronto soccorso, antidolorifici e acqua conservano esattamente lo stesso ordine.
Nell’originale c’erano anche limone e Coca-Cola, insieme a oggetti comuni ai quali venivano attribuiti impieghi offensivi contro gli agenti. Nella versione italiana rimane invece quasi intatta un’altra indicazione: «Più la folla si avvicina alle file delle forze di sicurezza, meno queste possono lanciare i lacrimogeni. E cresce la nostra pressione su di loro». Entrambi i manuali insistono anche sulla necessità di non disperdersi durante gli scoppi. Quello egiziano contemplava inoltre un impiego offensivo dei contenitori lacrimogeni, mentre il testo italiano si limita a raccomandare di non toccarli senza guanti.
I punti di condivisione proseguono nelle istruzioni sull’organizzazione della piazza. Soccorrere i compagni prima di combattere, distribuire i compiti, coinvolgere gli spettatori e impedire le infiltrazioni della polizia. Il manuale egiziano precisava persino che gli agenti eventualmente passati dalla parte dei manifestanti dovessero rimanere nelle file esterne, senza mescolarsi alla folla. Quello italiano sviluppa invece il principio della protezione reciproca, prevedendo una catena di comunicazione e supporto tra i partecipanti.
E c’è una frase che attraversa praticamente intatta i 15 anni che separano i due testi: «Sappi che i palazzi sono come torri di avvistamento e osservazione a favore del movimento popolare». Il manuale egiziano affiancava alle istruzioni per gli scontri anche una rosa, simbolo della protesta pacifica, e l’invito a evitare danneggiamenti e devastazioni. Nella versione italiana sopravvivono soprattutto le indicazioni sullo scontro con le forze dell’ordine. E un’esortazione finale, scritta tutta in maiuscolo: «Non essere passivo e inutile: anche tu sei parte della Rivoluzione».