No, non toccateci Pinocchio. Il burattino di Collodi non ha nulla a che vedere coi maranza attuali. E né tantomeno i genitori dei delinquenti che hanno messo a ferro e fuoco le nostre città, distruggendo e saccheggiando, hanno nulla da spartire col povero Geppetto. L’assurda similitudine è stata fatta l’altra sera da Luciana Littizzetto nel corso del suo consueto monologo domenicale nella trasmissione Che tempo che fa: la “letterina” da lei spedita a destinatari sempre diversi che pretende di istruire e ammaestrare in un’ottica perbenista e sempre “politicamente corretta”. Insomma, l’ennesima ma nuova versione di quel giustificazionismo che ha corso in questi giorni a sinistra.
LA LETTERINA
«Anche se Collodi non lo dice, anche Pinocchio secondo me avrebbe rotto le vetrine dell’Ikea. Eppure Geppetto non lo molla mai: lotta, si danna l’anima e si fa inghiottire da una balena, finché riesce a trasformare quella testa di legno in un bambino vero. Se ci è riuscito lui...». Parole che vorrebbero essere un invito ai genitori a non arrendersi, ma che partono da un presupposto non dimostrato, che cioè i genitori dei maranza siano delle persone educate alla nostra cultura, a cui è capitata la disgrazia di avere dei figli più discoli del solito, dei farabuttelli. Sappiamo invece bene che i maranza sono cresciuti e vivono in famiglie che odiano l’Occidente e i suoi valori, che non si riconoscono nella società e nell’ambiente del paese che li ospita, che probabilmente stanno molto attenti a che i figli, e soprattutto le figlie, non si occidentalizzino troppo facendo propri i nostri costumi.
Pinocchio è un romanzo di formazione nel senso più classico del termine, intriso di valori laici che Collodi, al secolo Carlo Lorenzini, uomo del Risorgimento e probabilmente massone e anticlericale, intendeva trasmettere ai giovani della “nuova Italia”.
Parla agli adolescenti di un paese con una sua identità non all’universo mondo. I maranza sono irredimibili, allora? Non necessariamente, ma certo non è attraverso la vita familiare che potranno esserlo.
Collodi ha voluto poi trasmetterci l’idea che a renderci maturi, responsabili, è la vita stessa, che ci mostra l’illusione dei vari “paesi dei balocchi”, ci fa cadere e rialzare, ma ci punisce anche, non solo moralmente ma anche in senso letterale. Non a caso Pinocchio finisce in carcere e scopre che si era circondato di “cattivi compagni”. E se diventa uomo in carne ed ossa a tutti gli effetti è non perché qualcuno lo ha capito, o ha capito la condizione del suo “disagio”, ma perché ha maturato la sua consapevolezza pagando a caro prezzo le sue marachelle.
Littizzetto ha poi ripetuto il mantra che non bisogna solo reprimere, ma capire le cause della violenza. Certo, ma bisognerebbe farlo andando veramente al fondo della questione. Si capirebbe allora che accogliere e integrare persone provenienti da altre culture è qualcosa di bello e positivo, ma anche complicato e che non può essere risolto attraverso il buonismo di un’accoglienza indiscriminata e incontrollata.