Finalmente la parola passa a un giudice. Dopo un anno e mezzo di svolte, di accuse, di polemiche, di perizie contrapposte, di veleni giudiziari e mediatici, la storia infinita del delitto di Garlasco arriva al primo, vero, bivio. Da oggi Andrea Sempio, trentotto anni, nato e sempre vissuto a Garlasco, è ufficialmente imputato come assassino di Chiara Poggi, la sorella maggiore del suo amico Marco. Centinaia di pagine di consulenze e di testimonianze difensive depositate tra maggio ed ottobre dai difensori di Sempio non hanno smosso di una tacca la Procura di Pavia dalle sue certezze: è stato Sempio, la mattina del 13 agosto 2007, a entrare in casa dei Poggi e a massacrare Chiara, la bella, solare ragazza per cui aveva maturato nel corso degli anni un’ossessione morbosa: morbosa, perché nutrita dalle stesse depravazioni con cui Sempio alimentava da sempre il suo immaginario sessuale.
La richiesta di rinvio a giudizio di Sempio viene depositata ieri dal procuratore Fabio Napoleone e dal suo aggiunto Stefano Civardi. Poche ore dopo il deposito, arriva l’annuncio con il comunicato ufficiale di Napoleone che riporta il capo di imputazione, uguale al testo contenuto nell’avviso di chiusura indagini del maggio scorso: «dopo una iniziale colluttazione colpiva reiteratamente la vittima con un corpo contundente»; a chiudere, le due aggravanti che potrebbero costare a Sempio l’ergastolo: «avere agito con crudeltà», con le «dodici lesioni sul cranio e sul volto»; e i «motivi abietti, riconducibili all’odio per la vittima a causa del rifiuto del suo approccio sessuale». «Sono pronto e sono convinto che sarà dimostrata la mia innocenza», fa sapere Sempio.
Nel suo comunicato Napoleone rimarca che la decisione è stata presa dopo avere «valutati anche gli atti da ultimo depositati dalla difesa dell’indagato», che evidentemente sono stati considerati inutili. Nel fascicolo partito ieri dalla Procura verso l’ufficio del giudice preliminare c’è l’intera vasta massa del materiale raccolto a partire dal marzo dello scorso anno, quando - dopo due tentativi falliti - i pm ottennero di riaprire le indagini sull’omicidio attribuito finora, con sentenza definitiva, ad Alberto Stasi. Non ci sono, nelle migliaia di pagine inviate al gip, prove inedite oltre a quelle già note, e tanto meno «pistole fumanti» che inchiodino Sempio in modo inequivocabile. C’è invece un intero mosaico di elementi che uno per uno possono dire poco, ma che letti tutti insieme forniscono per la Procura un quadro inequivocabile della colpevolezza di Sempio.
Tre gli assi portanti della richiesta: le impronte lasciate da Sempio sulla scena del delitto; le sue attenzioni per i video intimi di Chiara e Alberto; le sue telefonate a Chiara nei giorni precedenti il delitto. Sullo sfondo, a rendere ancor più verosimile l’accusa, due elementi cruciali: l’opera di corruzione compiuta da Sempio insieme al padre Giuseppe per sviare le prime indagini a suo carico nel 2016; e le intercettazioni, le ricerche, i monologhi di Sempio sul tema del sesso violento e perverso, da cuicome spiegato da Civardi a Sempio durante un tentativo di interrogatorio - emerge un profilo «coerente con il tipo di delitto per cui si procede»: vale a dire un omicidio realizzato con una prolungata, determinata violenza, un assalto proseguito per decine di minuti nonostante la disperata difesa di Chiara. La rivalsa per il rifiuto, sostengono i pm, si trasformò in odio distruttore.
Era una svolta attesa da settimane, dopo che la Procura pavese aveva scelto di non replicare agli ultimi argomenti difensivi depositati dalla difesa di Sempio. Ora il destino del nuovo accusato esce dai talk show ed approda in udienza preliminare, che dovrebbe iniziare entro dicembre e durare a lungo. Al gup incaricato del fascicolo toccherà fronteggiarsi con almeno cinque consulenze che la Procura pavese considera fondamentali per dimostrare la colpevolezza di Sempio, fronteggiate da altrettante consulenze della difesa che raggiungono conclusioni opposte: uno scontro tra scienziati cui il giudice potrà rispondere nominando un suo perito. L’unica traccia lasciata certamente dall’assassino, la scarpa a pallini, la famosa impronta 6, è di un piede del 40 o del 44? Un abisso separa le diverse consulenze. Non sarà un percorso facile.
Per disporre il rinvio a giudizio di Sempio il gup dovrà fare i conti con la nuova norma che lo obbliga ad archiviare il caso «quando gli elementi acquisiti non consentono di formulare una ragionevole previsione di condanna», e soprattutto con una cultura giuridica dove il principio del «ragionevole dubbio» si è fatto strada. Il caso Sempio non può diventare un nuovo caso Stasi. E soprattutto sull’intera vicenda incombe, caso senza precedenti nella storia della giustizia italiana, una sentenza passata in giudicato che indica un altro colpevole per lo stesso delitto. Si può processare Sempio senza prima prosciogliere Stasi? Senza aspettare prima l’esito della revisione del vecchio processo? La Procura di Pavia ritiene di sì, e ieri lo dimostra tirando dritto per la sua strada. Ma i difensori di Sempio sostengono che si tratterebbe di un mostro giuridico creato a tavolino, e si preparano a sollevare un’eccezione di incostituzionalità destinata a accidentare ancora di più il cammino di una udienza preliminare contrassegnata da una ulteriore anomalia: in aula, ad affiancare l’accusa, non ci saranno i familiari della vittima. Per i genitori di Chiara tutta la nuova inchiesta è un colossale abbaglio: il colpevole, per loro, è già stato condannato. Si chiama Stasi.