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Askatasuna, oggi la riunione sulle nuove norme sicurezza

lunedì 2 febbraio 2026
1' di lettura

 Si terrà oggi una riunione del governo per valutare le nuove norme del decreto sicurezza. Intanto all'indomani degli scontri seguiti al corteo per Askatasuna, la presidente del Consiglio Giorgia Meloni è andata a Torino per far visita ai due agenti ricoverati e dai social ha rilanciato l'attacco ai violenti: "Questa non è protesta, si chiama tentato omicidio", scrive la premier che alla magistratura chiede di "valutare questi episodi per quello che sono, senza esitazioni". La presidente del consiglio ha incontrato all'ospedale Le Molinette l'agente aggredito a calci e martellate e il collega che lo ha trascinato via mettendolo in salvo: "Grazie per il vostro lavoro", ha detto Meloni. Uno dei presunti autori della violenta aggressione all'agente Alessandro Calista È stato arrestato: si tratta di un 22enne proveniente dalla provincia di Grosseto. In manette anche altre due persone. Altre 24 sono state denunciate.

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"Abbiamo un ministro dell'Interno molto bravo, un prefetto, un questore, una squadra che si sta dando molto da fare. La sicurezza è molto importante, ma sono certa che ci faremo trovare pronti, al di là del fatto che mi auguro che ci siano delle pene esemplari per quello che è successo l'altro ieri, perché lo Stato non si può picchiare, calciare, sparare: l'altro ieri hanno attaccato lo Stato, perché un poliziotto è lo Stato". Ad affermarlo la ministra del Turismo Daniela Santanchè, a margine dell'evento di presentazione del rapporto 'L'Europa dei grandi eventi associativi e corporate', che si è tenuto a Milano, in Fondazione Giangiacomo Feltrinelli.

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Trentini racconta la prigionia: "Ero pedina di scambio"

Alberto Trentini ha raccontato in tv la sua detenzione di 423 giorni nel carcere del Rodeo a Caracas, in Venezuela, da cui è stato liberato lo scorso 12 gennaio. Ospite di “Che Tempo Che Fa”, il cooperante veneziano ha riferito di condizioni durissime, con acqua razionata, continui trasferimenti di cella e personale carcerario sempre a volto coperto. Trentini ha spiegato di essere stato sottoposto anche alla macchina della verità, definendola un tentativo di giustificare una detenzione mai convalidata. “Ci dissero chiaramente che eravamo pedine di scambio”, ha raccontato, parlando di decine di stranieri reclusi in situazioni analoghe. Il 46enne ha escluso violenze fisiche, ma ha denunciato una pressione psicologica costante e l’assenza di assistenza legale. “La cosa peggiore era non sapere quando sarebbe finita”, ha concluso Trentini.