Piergiorgio Odifreddi ne spara un'altra delle sue. Questa volta l'oggetto sono gli scontri a Torino per mano di antagonisti pro-Askatasuna. "Un conto è la manifestazione pacifica di migliaia di persone, un altro sono quelle frange più violente e ristrette, che potrebbero anche essere state mandate da dei provocatori. D'altronde le pietre, le botte sono un danno al movimento. Ma io sono felice di vedere i giovani protestare, cercare di farsi sentire". Insomma, per Odifreddi le frange sarebbero state mandate da qualcuno.
Intervistato da La Stampa, il matematico ricorda che "Gaza ha scosso e mosso i ragazzi. E dico per fortuna, perché se no diventiamo complici di quello che ci circonda, e il governo di oggi non brilla dal punto di vista democratico, pensiamo al rapporto di Meloni con Trump. Ogni generazione ha avuto la sua battaglia, la mia il Vietnam, poi l'Iraq". "Ovviamente - precisa - va sottolineata la distanza tra il corteo pacifico di decine di migliaia di persone e le frange più violente e ristrette. Io non sono sceso in piazza sabato, ma ho conosciuto questi ragazzi, dal liceo Cavour a Palazzo Nuovo, e ti fanno respirare. Se c’è un antagonismo, se una parte non è d’accordo, mentre l’altra è armata fino ai denti, come si può manifestare e dissentire? Mandela, quando fece il suo famoso discorso al processo che poi lo condannò all’ergastolo, disse chiaramente: ‘Noi dell’African national congress all’inizio abbiamo protestato in maniera pacifica, e non è successo niente. Poi abbiamo fatto disobbedienza civile, nulla. Alla fine siamo diventati terroristi’. E infatti l’hanno arrestato e condannato, poi però è diventato presidente del Sudafrica e ha preso il nobel per la Pace".
Per questo Odifreddi afferma di "gioire dei movimenti di opposizione, perché qualunque sia il governo, i plebisciti non sono mai positivi, anche fosse l'esecutivo migliore del mondo". Sul progetto di Askatasuna voluto dal sindaco di Torino Stefano Lo Russo, invece, era d'accordo, "mi sembra che lui però si sia tirato indietro. Ma quanti erano quelli che vivevano nell'immobile prima dello sgombero? I numeri erano piccolissimi. E il dispiegamento di forze arrivato dopo nel quartiere sembrava da assetto di guerra".