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Askatasuna, la teoria di Concita De Gregorio: "Il tornaconto del governo, a chi conviene lo scontro"

lunedì 2 febbraio 2026

2' di lettura

"Anche se sono stranieri, i violenti, le forze dello Stato li conoscono bene: li aspettano, se li aspettano. Forse per evitare scontri, la prossima volta, potrebbero non lasciarli passare: fermarli prima". A dirlo è Concita De Gregorio che sulle colonne di Repubblica fornisce una sua analisi su quanto accaduto sabato a Torino, dove gli antagonisti hanno messo a ferro e fuoco la città durante il corteo pro-Askatasuna. Non solo, perché alcuni di loro hanno anche picchiato e mandato in ospedale un poliziotto 29enne.

Eppure per la giornalista la domanda da farsi è un'altra: "Domandiamoci: a chi giova, a chi conviene che un poliziotto sia aggredito? Alla causa dei manifestanti o al governo della destra? Senza scomodare la Storia grande né fare paragoni, per carità, fra gli anni del terrorismo dei servizi deviati dei rapimenti e delle stragi. Diversissimo tutto, certo. Ma il principio della strategia della tensione era il medesimo: alzare il livello dello scontro, ad arte, per giustificare la repressione. Dagli Anni Settanta non abbiamo imparato niente o, al contrario, abbiamo imparato benissimo?". 

E ancora: "A Torino non c'ero, ma leggo dai resoconti che persino i passanti sapevano indicare chi fin dal mattino girava incappucciato sprangando vetrine e bancomat. Si poteva forse fare un controllo documenti, per esempio del fantomatico gruppo di francesi? Forse. Ma d'altra parte, sul fronte opposto. Anche certi esponenti di movimenti o partiti della sinistra, anche certe frange di attivisti sanno chi siano, quelli che regolarmente si mescolano e poi si mettono alla testa di un corteo di ventimila. Forse non gli stranieri ma gli italiani, alcuni almeno, li conoscono e li riconoscono. Sono sempre gli stessi".

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Insomma, a detta della De Gregorio: "Fingere di no, ignorarli, fare gli gnorri, lasciarli passare: a chi conviene? A chi va in piazza contro il governo? Non direi. Se lo scopo della manifestazione era difendere gli spazi sociali autogestiti, difendere Askatasuna, non mi sembra che il risultato sia felice. Quindi forse: fermarli prima. La connivenza di una parte della sinistra coi violenti fa lo stesso gioco della destra. Identico. È finito il tempo di far finta. Che la polizia non sappia, che lo Stato non sappia, che certa sinistra compiacente non sappia. Sono posizioni speculari e simmetriche buone a confermare il pensiero binario, semplicissimo, elementare che aizza gli eserciti di Internet. Con chi stai? Con le guardie fasciste o con la resistenza? Coi cattivi o coi buoni?".

Da qui la conclusione: "Il tornaconto del governo è chiaro, quello degli antagonisti molto meno. Difendere l'indifendibile, fare melina è un danno enorme. Non solo per la sinistra che così rafforza la destra, in fondo sarebbe causa del suo mal, ma per l'Italia. Per tutti i cittadini. Per questa democrazia, come tante, così fragile. Occhio. Il rischio che si voglia aumentare la tensione per giustificare norme repressive".

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