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Migranti, scandalo al Cpr di Milano: cibo marcio e malati abbandonati

di Alessandro Gonzato domenica 3 dicembre 2023

3' di lettura

Come l’accusa alla suocera di Soumahoro, a capo delle cooperative in cui figurava in ruoli apicali anche la moglie del deputato: frode in pubbliche forniture. Ma non è l’unica analogia - ci torniamo - tra i guai giudiziari della Karibu e del Consorzio Aid, e quelli emersi ieri della Martinina Srl, che dal 10 ottobre 2022 gestisce il Centro per i rimpatri di via Corelli, a Milano. La Martinina, che si era aggiudicata l’appalto per un milione 293mila euro all’anno, è finita sotto indagine per non aver dato assistenza ai migranti, o solo in minima parte; per aver fornito medicine e cibo scaduti, per aver fatto vivere gli stranieri in condizioni igieniche precarie e «in ambienti maleodoranti», si legge nel documento di ispezione della Guardia di finanza disposta dal pubblico ministero. Ieri la finanza è entrata nella struttura all’alba.

IRREGOLARI

Nel Cpr vivono i migranti che non hanno un permesso di soggiorno valido. Al momento in attesa di rimpatrio ce ne sono 48. Sarebbero state negate cure anche a migranti «affetti da epilessia, epatite o tumore al cervello», a «persone con patologie psichiatriche» e «tossicodipendenti». La Martinina Srl - analogia con l’inchiesta che ha portato ai domiciliari moglie e suocera di Soumahoro - è anche sospettata di una serie di mancati pagamenti al personale. Per aggiudicarsi il bando, inoltre, sarebbero stati presentati documenti falsi. Appalti truccati. L’inchiesta coinvolge l’amministratrice della società, Consiglia Caruso, 73 anni, e il figlio Alessandro Forlenza, amministratore di fatto della srl. Gli investigatori si sono concentrati su «espedienti maliziosi e ingannevoli» per far apparire l’appalto «conforme agli obblighi». La Martinina srl ha sede a Pontecagnano Faiano, nel Salernitano. Stando alla visura camerale ha un capitale sociale di 10mila euro e al 31 dicembre 2021 i ricavi erano di appena 6.550. L’appalto della prefettura prevedeva 40,18 euro al giorno a migrante, più 132,6 per il “kit di primo ingresso”. L’importo era stato calcolato su una capienza stimata di 72 persone, che però in questi 14 mesi non sono mai state più di 50. Tra le altre contestazioni, nello specifico, «bagni in condizioni vergognose».

In poco più di un anno nel Centro di via Corelli ci sono state rivolte e incendi. «Si è impiccato nelle docce, non so se è vivo o morto, ancora deve arrivare la polizia», questo uno stralcio di chat e video agli atti. Ci sono filmati di vermi nei piatti. Altro messaggio: «Voglio morire». Ieri, dopo il blitz, il capogruppo dem in Lombardia, Pierfrancesco Majorino, responsabile per le politiche migratorie del partito, ha iniziato a tuonare: «Da tempo chiedo la chiusura di questo Cpr. Siamo di fronte a un luogo dove crolla la cultura del rispetto dei diritti umani». E però l’appalto è stato concesso dall’allora ministro dell’Interno Luciana Lamorgese, dal centrosinistra. Peraltro il Decreto Cutro varato dal governo Meloni ha introdotto una norma che in casi simili consente di subentrare nella gestione del Cpr senza che questo venga chiuso, dunque scongiurando i problemi anche di ordine pubblico che ne deriverebbero.

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SPARATE

Niente. I parlamentari del Pd Silvia Roggiani e Franco Mirabelli puntano il dito contro l’attuale ministro, Matteo Piantedosi: «Ha il dovere di fare chiarezza». Ecco la replica, a Libero, di Riccardo De Corato, deputato di Fratelli d’Italia ed ex vicesindaco di Milano: «Devono vergognarsi. È l’unico Cpr della Lombardia. Nella sola provincia di Milano ci sono 100mila clandestini. I Cpr servono per rimpatriare gli irregolari: se la gestione di una singola struttura non rispetta la legge bisogna intervenire, ma è inaccettabile pensare di sopprimere i Centri. La sinistra dopo non aver fatto nulla per fermare gli sbarchi fa il solito sciacallaggio, confermando la sua distanza siderale dalla realtà». I pm contestano alla Martinina anche di aver presentato tra gli altri - un falso protocollo d’intesa con una comunità Pastorale, un altro con un’associazione sportiva e col Centro islamico italiano. Ma per il Partito democratico è colpa delle destre. 

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