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Beppe Sala ha la sindrome di Alberto Sordi: mandiamolo in Minnesota

Il sindaco di Milano continua a strepitare sull’Ice ma significa anche incoraggiare proteste durante le Olimpiadi
di Lorenzo Mottola giovedì 29 gennaio 2026

3' di lettura

Se dovessimo trovargli un nome, potremmo definirla la sindrome del vigile urbano di Alberto Sordi, quello che si esprimeva con un mix all’amatriciana tra italiano e inglese. Parliamo della patologia che affligge una buona fetta dell’opposizione e dei suoi rappresentanti, fortissimi quando si tratta di discettare su quel che accade tra Bloomington e il Mississippi ma con passo decisamente più incerto quando viene il momento di occuparsi del proprio quartiere. Il campione di tale patologia – che pare dilagante - è certamente Giuseppe Sala, sindaco di Milano che da giorni – e praticamente alla vigilia dell’apertura delle Olimpiadi invernali – sembra ossessionato dalla polemica sull’Ice con il ministro dell’Interno Piantedosi, accusato di aver consentito che all’interno del consolato americano di via Turati si annidassero alcuni rappresentanti della tragica agenzia per la gestione dell’immigrazione di Donald Trump.

Ora, intendiamoci, qui non si tratta di imbastire difese dell’agente che ha ucciso Alex Pretti a Minneapolis, facendo fuoco su un uomo a terra e immobilizzato. Anche perché per garantire un minimo di serietà toccherebbe addentrarsi nella questione con un’analisi sulla società Usa, sulle differenze con la nostra e su certe palesi storture nella gestione della sicurezza in America cui nessuno – amministrazioni democratiche o repubblicane – è riuscito a porre rimedio. Quello che però è poco chiaro è perché i nostri politici si sentano investiti della missione di dare lezioni oltreoceano, magari mettendo in ombra i propri problemi, che se parliamo di uno come Sala sono tanti e mal gestiti.

Dicevamo delle imprese del sindaco, che dopo molti annidi discutibile gestione della città si presenta all’apertura delle Olimpiadi con autentiche voragini nelle strade, con provvedimenti draconiani sulla viabilità comunicati a capocchia ad appena 10 giorni dall’inizio dell’evento. Con genitori informati della chiusura delle scuole pochi giorni prima. Per non parlare della sicurezza, con spacciatori ormai convinti di avere il controllo del territorio, al punto da arrivare a permettersi di minacciare con una pistola finta un poliziotto. Il tutto nella città di quel Sala che quando gli si parlava di sicurezza balbettava le solite scuse sulla “percezione” del problema e denunciava campagne “politico-mediatiche” per screditare Milano.

E già che ci siamo, possiamo ricordare che trattiamo del medesimo sindaco che costringe i cittadini a spendere migliaia di euro in asili privati cari come il fuoco perché non è stato in grado di aumentare il numero di posti nelle strutture comunali. E sempre quello che insiste con una campagna per mettere al bando gli scooter a benzina (euro2) perché inquinerebbero troppo, con risultati grotteschi: un ex motociclista senza il suo mezzo potrebbe essere costretto ad andare al lavoro con l’auto alimentata a “naftone”, il bel diesel, perché grazie al geniale piano quella vettura invece resterà legale (sì, parliamo di un caso reale). Ecco, il sindaco autore di tutte queste prodezze – cui non aggiungiamo per brevità i disastri sull’urbanistica – ritiene di aver credito per insegnare in tutto il mondo, perché ovviamente quello dell’Ice è solo uno dei tanti esempi di digressioni del primo cittadino milanese in questioni che non c’entrano assolutamente niente con il suo mandato. Il nostro suggerimento è di non sprecare tutto questo talento in queste misere lande, potremmo regalare Beppe alla municipalità di Minneapolis, per consentire anche ai poveri abitanti del Minnesota di saggiarne le qualità. Biglietto di sola andata, grazie.
P.s. Continuare a strepitare sull’Ice significa anche incoraggiare proteste durante le Olimpiadi. Caro sindaco, è un suicidio, ora basta...

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