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Il tram deraglia: elettronica e auto-frenata, tutto quello che non torna

di Massimo Sanvito sabato 28 febbraio 2026

3' di lettura

Le voci si rincorrono. C’è chi dice che «ogni settimana» arrivano i tecnici di Atm (l’Azienda dei trasporti milanesi) «per controllare quello scambio». Altri residenti spiegano che ieri mattina, erano circa le 8, «c’erano otto tram in fila sui binari dove è deragliato il tram». Le ombre si allungano su quei binari dove viale Vittorio Veneto incrocia via Lazzaretto. Sono tante le cose che non tornano nello schianto di Milano.

Partiamo dall’ipotesi del malore del conducente. «Mi sono sentito male», avrebbe detto lui ad alcuni colleghi. Il tramlink, l’innovativo mezzo che da circa un anno sferraglia per la metropoli, è dotato di un sistema - detto in gergo “uomo morto” - che nel caso in cui passi troppo tempo senza che alcun pulsante venga schiacciato prevede la frenata automatica d’emergenza nel giro di qualche decina di metri. In poche parole: se non viene rilevata una presenza fisica alla guida il tram si blocca. Ergo: se il conducente si è sentito male tanto da non riuscire più a governare il mezzo perché il sistema di sicurezza non si è attivato e il mezzo è deragliato?

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IL LIMITATORE

Potrebbe centrare anche l’errore umano? Innanzitutto bisogna specificare che l’autista alla guida era in servizio da solo un’ora, dunque era abbastanza “fresco”, e soprattutto aveva una certa esperienza perché per comandare i tramlink di ultima generazione servono abilitazioni specifiche che i “nuovi” non hanno. L’unica cosa che pare certa, al momento, è l’alta velocità.

Ciò significa che il cosiddetto “controller” era azionato alla massima potenza, anche in prossimità dello scambio, dove si deve rallentare per “aprire” il nuovo binario. Dunque: o il macchinista si è “dimenticato” di frenare proprio a causa del malore (è stato anche sottoposto a test alcolemico e anti-droga e gli è stato sequestrato il cellulare), oppure ha sì provato a decelerare ma senza trovare risposte nel sistema e quindi proseguendo la sua corsa impazzita solitaria lungo il binario che vira a sinistra (rimasto aperto dal precedente passaggio di un tram di un’altra linea). C’è un altro particolare da non sottovalutare: il mezzo in questione è dotato di un limitatore di velocità, tale per cui se si superano i 50 chilometri orari la corrente si stacca.

A guardare il video dell’impatto si ha però la netta impressione che il tramlink sfrecciasse nettamente oltre i 50 all’ora. Com’è stato possibile? Un problema del mezzo, in ogni caso, non è da escludersi. «I tramlink nascono con problemi di elettronica», confida a Libero una fonte qualificata. «Sulle altre linee dove sono in servizio, la 7 e la 31, funzionano a singhiozzo. Già dopo due mesi di vita alcuni mezzi sono stati portati via a traino. I vecchi modelli Jumbo 4900 sono molto meglio... Qualcuno dovrà rendere conto di quello che è successo», prosegue.

LE BATTERIE

Ma non sarebbe tutto. «Quando i mezzi vengono portati in deposito, per normative di sicurezza, gli operatori devono abbassare i pantografi per isolarli dalla linea.
Poi, al mattino, si devono riattivare. Però, siccome le batterie ausiliarie non sono così potenti da non scaricarsi durante la notte, si lasciano i mezzi collegati ai pantografi in modo che all’inizio del turno i tram partano sicuramente. Di fatto, restano sotto tensione h24...», spiega ancora la fonte.

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Il tramlink è un veicolo bidirezionale, ovvero ha due cabine, utili per cambiare senso di marcia qualora lo si renda necessario. Si tratta di un mezzo, costruito dalla spagnola Stadler Rail Valencia, dotato di tecnologie avanzate, con un innovativo sistema di videosorveglianza. Lungo 25 metri, è composto da tre carrozze comunicanti, con 66 posti a sedere. A bordo ci sono dieci telecamere interne collegate alla centrale Security di Atm per un presidio di sicurezza costante, sistemi di info mobilità in tempo reale, monitor che indicano fermate e percorso e prese usb per la ricarica dei cellulari. Inizialmente in circolo sulle linee 7 e 31, dallo scorso anno, è stato poi impiegato anche sulla 9, una delle linee simbolo di Milano, con un percorso circolare che collega la stazione Centrale a Porta Genova, attraversando numerosi quartieri residenziali e commerciali.

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