Milano invasa dalla Popillia japonica. Si tratta dello scarabeo giapponese, un insetto infestante che negli ultimi anni si è diffuso soprattutto nel Nord Italia e che adesso viene avvistato sempre più nelle aree verdi del capoluogo lombardo, come San Siro, Ippodromo La Maura, Parco Sempione, zona Garibaldi. Quelle stesse zone verdi in cui da un po' di tempo a questa parte si preferisce ridurre il taglio di aiuole e prati per favorire la biodiversità. Una decisione difesa e sostenuta dal sindaco Giuseppe Sala negli anni scorsi.
Oggi comunque l'infestazione non riguarderebbe soltanto Milano, ma anche Bergamo e in generale gran parte della Lombardia, oltre a Piemonte e Trentino-Alto Adige. A preoccupare i residenti il fatto che quest'anno il coleottero sia comparso addirittura in anticipo rispetto agli anni scorsi. Preludio, forse, di una stagione difficile. Gli esemplari adulti aumentano con la stagione estiva, quando escono dallo stato larvale dell'inverno e iniziano a nutrirsi intensamente e a riprodursi. È così che si espandono, rapidamente, le loro colonie. E a ostacolarli non ci sarebbe nulla, dal momento che nel nostro ecosistema non ci sono predatori naturali che possano eliminarli.
La Popillia japonica è di provenienza giapponese ma non solo: è originaria anche di alcune zone della Russia orientale. Ed è arrivata accidentalmente in Nord America all'inizio del '900, trasformandosi velocemente in una delle specie infestanti più dannose per l'agricoltura. Il primo ritrovamento in Italia, tra Lombardia e Piemonte, risale al 2014. Per riconoscerlo, basta sapere che l'insetto misura poco più di un centimetro, ha un corpo verde metallizzato con riflessi bronzei sulle ali e si trova quasi sempre in gruppi numerosi sulle piante. Lo scarabeo preoccupa soprattutto perché è in grado di attaccare oltre 300 specie vegetali.
Gli esemplari adulti, infatti, mangiano foglie, fiori e frutti, divorando e devastando il tessuto delle foglie e lasciando solo le nervature. Le larve che vivono nel terreno, invece, si alimentano delle radici, danneggiando prati, pascoli e campi sportivi. Al momento i danni maggiori sono stati registrati nei frutteti e nei vigneti, ma anche sugli arbusti, con conseguenze negative dal punto di vista economico soprattutto per le aziende agricole e gli operatori del settore.